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LE ILLUSTRAZIONI DELL’EDIZIONE GRIMALDO DELLE OPERE DI CARLO GOLDONI (1856-1865)

a cura di Carmelo Alberti

Per tutto l’Ottocento il teatro di Goldoni continua ad avere una notevole fortuna; la sua presenza sulle scene nazionali trova riscontro nelle elaborazioni a cui le compagnie e, soprattutto, il “grande attore” sottopongono le commedie. Intanto, nel vastissimo repertorio del commediografo veneziano, la scelta dei testi è condizionata, da un lato, dalla centralità dei nuovi protagonisti, che preferiscono i lavori in cui è presente un personaggio-guida, e, dall’altra, da una selezione linguistica, che tende ad escludere, tranne in rari casi, le opere in dialetto.

Il rinnovamento della scena sembra avvenire sulla scia di grandi modelli: se per la tragedia il punto di riferimento diviene Vittorio Alfieri, per la commedia l’attenzione è rivolta soprattutto a Carlo Goldoni. Entrambi i poeti hanno fortemente combattuto le consuetudini rappresentative, manifestando uno spirito di riforma in grado di resistere ad ogni attacco. Antonio Morrocchesi, l’attore-teorico del nuovo corso, nel presentare le sue Lezioni di declamazione (1832), un manuale didattico che intende rifondare l’arte teatrale, afferma come in Italia non manchino gli autori, «perocché - scrive - in Goldoni ne abbiamo uno comico, e nello stesso Alfieri, uno tragico, ambo sommi ed immortali».

Fin dai primi anni del secolo XIX l’attenzione del pubblico verso il teatro goldoniano trova una risposta immediata nell’ininterrotta pubblicazione delle opere: tantissime sono le edizioni a stampa che appaiono in ogni parte della penisola, spesso in una veste agile, in singoli fascicoli, di piccolo formato. Il fenomeno, che certamente procede dal rilancio teatrale, s’afferma, nello stesso tempo, come un fatto letterario, legato direttamente al piacere di leggere.

Attraverso un continuo adattamento da parte degli attori e mediante la moltiplicazione delle ristampe si contribuisce a costruire quel mito del buon papà Goldoni che si consoliderà lungo il secolo e si protrarrà fino ai primi decenni del Novecento. Per iniziare un riesame critico-interpretativo dell’itinerario goldoniano occorrerà attendere le celebrazioni per il bicentenario della nascita, nel 1907, anno in cui venne avviata la grande edizione del Municipio di Venezia, e la stagione degli allestimenti veneziani degli anni trenta, promossi da Renato Simoni sotto l’egida della Biennale Teatro.

Ma un importante contributo alla divulgazione della figura di Goldoni, della sua fama di autore popolare e della sua abilità nel costruire quadretti di vita quotidiana, hanno le illustrazioni che accompagnano la stampa delle opere teatrali. Molte collane, infatti, sulla scia delle ultime raccolte settecentesche, soprattutto la Pasquali e la Zatta, accompagnano ogni testo con una o più incisioni; in tal modo, si finisce per definire un tracciato parallelo, in grado di fornire ai lettori un’immagine aggiuntiva.

Nel 1856 il tipografo, calcografo, editore Giuseppe Grimaldo comincia la pubblicazione delle Commedie scelte di Carlo Goldoni, che si protrarrà fino al 1865, allineando sessantotto volumi di due opere ciascuno e aggiungendone un ultimo con i Mémoires, tradotti in italiano. In questo periodo Grimaldo viene premiato con la «medaglia d’oro delle arti», un riconoscimento che avvalora un impegno professionale di apprezzabile livello. Le 136 pièces sono illustrate dalle incisioni di Antonio Nani, artista di talento, nato ad Alano di Piave, in provincia di Belluno, nel 1803: fin da ragazzo studia a varie riprese a Padova e a Venezia, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti.

Nani esegue un’infinita galleria di ritratti, tra i quali spiccano i centoventi eseguiti per le Vite dei dogi, scritte da Emanuele Antonio Cicogna e da altri eruditi e ristampate nel 1864 dall’editore Grimaldo; inoltre, disegna una gran quantità di figure di santi, destinate ad accompagnare i libri di devozione, oppure decora le piccole tessere «per dispensa da visite», che si diffondono in occasione dell’anno nuovo a scopo di beneficenza. Tra le sue incisioni librarie più apprezzate sono da ricordare Delle principali vedute di Venezia, in cui fa un sapiente uso del tratteggio, e Canova ed il suo tempio di Possagno. Muore nel suo paese nel 1870.

Le vignette di Nani, che il pittore-incisore firma solamente nelle prime prove, si mantengono sulla scia decorativa in voga nell’Ottocento. Il segno descrittivo è caratterizzato da un tratteggio compatto, simile ad una fitta rete che precisa lo sfondo degli interni, gli elementi naturali dei paesaggi e i contrasti chiaroscurali; le linee propongono, per lo più in modo schematico, un décor e una ambientazione contemporanei. Anche le figurine che ritraggono i personaggi delle commedie indossano costumi del XIX secolo, mentre si atteggiano nelle pose tipiche delle stampe che ornano i romanzi d’appendice e le opere di divulgazione. Sembra, quasi, che l’artista voglia rimarcare la forza con cui le trame proposte da Goldoni rimandano ad una realtà spicciola, fuori dal tempo, ma densa di drammaticità: è, insomma, una concezione del mondo facilmente riferibile alla visione degli spettatori e dei lettori ottocenteschi.

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