Programmi

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Programma di ogni singolo ente
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Circuito teatrale regionale Arteven (PDF)
Comune di Chioggia (PDF)
Comune di Mirano (PDF)
Fondazione Teatro la Fenice (PDF)
La Biennale di Venezia (PDF)
La Piccionaia i Carrara (PDF)

Prossimi Spettacoli

18/07/2007

ore 17:00

A háború

La guerra

Teatro alle Tese

Venezia (VE)
 

A háború (La guerra)

18/19 luglio ore 17.00 - Teatro alle Tese
da Carlo Goldoni
adattamento e regia Gábor Zsámbéki
traduzione ungherese Tamara Török

Anima dello storico teatro Katona di Budapest fin dagli anni ‘70, il regista Gábor Zsámbéki porta in scena un insolito testo goldoniano, A háború (La guerra), presentato per la prima volta nel 1760, come sempre al Teatro San Luca di Venezia.
Se è vero che in Ungheria, come dichiara il regista, si tende a mettere in scena alcune tipologie di commedie goldoniane - quelle che si ispirano alla commedia dell’arte, quelle di carattere, quelle di ambiente poetico-realistico – Zsámbéki è colpito proprio dalla diversità de A háború (La guerra), in cui rintraccia perfino accenti brechtiani che ha messo in evidenza nella sua messinscena.

A fare de A háború (La guerra) uno spettacolo fuori dal comune è il carattere sperimentale che lo anima: nato come prova d’esame degli attori dell’Accademia di Teatro di Budapest dopo una sessione di studi con Gábor Zsámbéki, A háború (La guerra) è stato un tale successo da entrare nel repertorio dell’Università del Teatro ed è stato scelto per aprire il 39. Festival Internazionale del Teatro insieme al suo Campus nel significativo rapporto tra teatro e giovani.

il testo è tratto dal comunicato stampa dell'evento
vedi www.labiennale.org

19/07/2007

ore 17:00

A háború

La guerra

Teatro alle Tese

Venezia (VE)
 

A háború (La guerra)

18/19 luglio ore 17.00 - Teatro alle Tese
da Carlo Goldoni
adattamento e regia Gábor Zsámbéki
traduzione ungherese Tamara Török

Anima dello storico teatro Katona di Budapest fin dagli anni ‘70, il regista Gábor Zsámbéki porta in scena un insolito testo goldoniano, A háború (La guerra), presentato per la prima volta nel 1760, come sempre al Teatro San Luca di Venezia.
Se è vero che in Ungheria, come dichiara il regista, si tende a mettere in scena alcune tipologie di commedie goldoniane - quelle che si ispirano alla commedia dell’arte, quelle di carattere, quelle di ambiente poetico-realistico – Zsámbéki è colpito proprio dalla diversità de A háború (La guerra), in cui rintraccia perfino accenti brechtiani che ha messo in evidenza nella sua messinscena.

A fare de A háború (La guerra) uno spettacolo fuori dal comune è il carattere sperimentale che lo anima: nato come prova d’esame degli attori dell’Accademia di Teatro di Budapest dopo una sessione di studi con Gábor Zsámbéki, A háború (La guerra) è stato un tale successo da entrare nel repertorio dell’Università del Teatro ed è stato scelto per aprire il 39. Festival Internazionale del Teatro insieme al suo Campus nel significativo rapporto tra teatro e giovani.

il testo è tratto dal comunicato stampa dell'evento
vedi www.labiennale.org

19/07/2007

ore 19:30

La vedova scaltra

da Carlo Goldoni

Piccolo Teatro Arsenale

Venezia (VE)
 

adattamento e regia Lina Wertmüller
collaborazione drammaturgica Tiziana Masucci
scene e costumi Enrico Job
con Raffaella Azim, Giovanni Costantino, Paolo De Vita, Francesco Feletti, Massimo Grigò, Angela Rafanelli, e con Gianni Cannavacciuolo nel ruolo di Arlecchino

produzione Associazione Teatrale Pistoiese, La Biennale di Venezia
in collaborazione con Tauma produzioni

Lina Wertmuller, che tutto il mondo conosce per i suoi successi cinematografici, torna dopo tre anni al palcoscenico, affrontando per la prima volta un testo della tradizione teatrale italiana: La vedova scaltra di Carlo Goldoni. E sarà un Goldoni secondo Wertmuller, una libero adattamento che riporterà a toni contemporanei la celebre commedia, collocata allo snodo cruciale della riforma teatrale goldoniana e salutata nel 1748, alla sua prima apparizione, da “accoglienze fervorose” (C. Goldoni).

Nel grande ruolo femminile della prematuramente vedova ed ereditiera Rosaura – protagonista della commedia e vero motore dell’azione, che per risposarsi secondo i suoi desideri non esita a tessere una girandola di inganni e travestimenti che mettono alla prova i suoi quattro pretendenti – una grande attrice: Raffella Azim, diretta da tutti i più bei nomi del teatro europeo, da Ronconi a Cecchi a Krejica. Sullo sfondo della fortunatissima commedia goldoniana, che non ha smesso di ispirare rifacimenti e adattamenti anche nel mondo della musica, una Venezia in cui invidie, gelosie, veleni, pettegolezzi, intrighi, mascheramenti si sviluppano ‘naturalmente’ tra calli e campielli creando un ingranaggio perfetto.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

05/05/2007

ore 21:00

Le donne curiose

Teatro dei Pazzi di Venezia

Teatro Comunale

Thiene (VI)
 

La curiosità delle donne è un argomento che viene dagli uomini considerato molto vasto, tanto che molte Commedie presentano questo intreccio. In questo caso sono quattro le donne che nella commedia presentano questo “difetto”. L'oggetto della curiosità delle donne che da il titolo alla commedia, è in realtà il “segreto massonico”, argomento che Goldoni non voleva dichiarare apertamente.
La curiosità è comunque ancora e sempre attuale: qual'è la donna che non vorrebbe sapere cosa fa il marito fuori casa? Con chi passa il tempo e di cosa discute? Una curiosità giustificata da un segreto inconfessabile... un innocente segreto che le donne curiose vogliono svelare.

Regia di Giovanni Giusto

05/11/2007

ore 20:00

La Checchina

di Carlo Goldoni per le musiche di Niccolò Piccini

Teatro Malibran

Venezia (VE)
 

Una collaborazione tra il Teatro “La Fenice” e l’orchestra del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Un segno tangibile di una attenzione nei confronti della città e dei giovani studenti di tutto il mondo che accoglie. Questa è la “Checchina”, una commedia musicale in un atto, nella riduzione di Francesco Bellotto e la musica di Niccolò Piccinni, tratta da “La buona Figliola”, opera scritta da Carlo Goldoni nel 1760, che narra la storia di una giardiniera, Checchina, rimasta orfana, sospesa tra l’amore del Marchese della Conchiglia e quello del contadino Mengotto, proprio nel feudo del Marchese. Altri personaggi sono la Marchesa Lucinda, il Cavaliere Armidoro, Sandrina che è un’altra contadina, Paoluccia la cameriera e il corazziere tedesco Tagliaferro. Opera buffa che ebbe uno straordinario successo fin dal suo debutto.

Gli interpreti saranno: Tatiana Carpenedo, Carlotta Melchiori, Noriko Ogawa, Maria Matveeva, Laila Tagagnin, Lucia Sartori, Olivia Badiu, Sara De Angelis, Maria Grazia Marcon, Chiara Isotton, Elisabeta Montino, Evis Fanton, Velthur Tognoni, Giovanni Bertoldi, Edoardo Cavalli, Claudio Cimiero, Chiara Brunello, Claudio Micconi. L’opera sarà diretta dal maestro Maurizio Dini Ciacci, per la regia di Francesco Bellotto. Scene e costumi di Massimo Cecchetto. Allestimento e scenografia dei laboratori del Teatro la Fenice.

18/07/2007

ore 19:30

La vedova scaltra

da Carlo Goldoni

Piccolo Teatro Arsenale

Venezia (VE)
 

adattamento e regia Lina Wertmüller
collaborazione drammaturgica Tiziana Masucci
scene e costumi Enrico Job
con Raffaella Azim, Giovanni Costantino, Paolo De Vita, Francesco Feletti, Massimo Grigò, Angela Rafanelli, e con Gianni Cannavacciuolo nel ruolo di Arlecchino

produzione Associazione Teatrale Pistoiese, La Biennale di Venezia
in collaborazione con Tauma produzioni

Lina Wertmuller, che tutto il mondo conosce per i suoi successi cinematografici, torna dopo tre anni al palcoscenico, affrontando per la prima volta un testo della tradizione teatrale italiana: La vedova scaltra di Carlo Goldoni. E sarà un Goldoni secondo Wertmuller, una libero adattamento che riporterà a toni contemporanei la celebre commedia, collocata allo snodo cruciale della riforma teatrale goldoniana e salutata nel 1748, alla sua prima apparizione, da “accoglienze fervorose” (C. Goldoni).

Nel grande ruolo femminile della prematuramente vedova ed ereditiera Rosaura – protagonista della commedia e vero motore dell’azione, che per risposarsi secondo i suoi desideri non esita a tessere una girandola di inganni e travestimenti che mettono alla prova i suoi quattro pretendenti – una grande attrice: Raffella Azim, diretta da tutti i più bei nomi del teatro europeo, da Ronconi a Cecchi a Krejica. Sullo sfondo della fortunatissima commedia goldoniana, che non ha smesso di ispirare rifacimenti e adattamenti anche nel mondo della musica, una Venezia in cui invidie, gelosie, veleni, pettegolezzi, intrighi, mascheramenti si sviluppano ‘naturalmente’ tra calli e campielli creando un ingranaggio perfetto.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

18/07/2007

ore 20:30

La famiglia dell'antiquario

Carlo Goldoni

Teatro Comunale Carlo Goldoni

Venezia (VE)
 

regia Lluís Pasqual
scene Ezio Frigerio
costumi Franca Squarciapino
musiche Antonio Di Pofi
con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Enzo Turrin, Paolo Serra

produzione Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”, Teatro Stabile di Genova, La Biennale di Venezia
spettacolo sostenuto dalla Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.

Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

19/07/2007

ore 19:30

La famiglia dell'antiquario

Carlo Goldoni

Teatro Comunale Carlo Goldoni

Venezia (VE)
 

regia Lluís Pasqual
scene Ezio Frigerio
costumi Franca Squarciapino
musiche Antonio Di Pofi
con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Enzo Turrin, Paolo Serra

produzione Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”, Teatro Stabile di Genova, La Biennale di Venezia
spettacolo sostenuto dalla Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.

Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

20/07/2007

ore 19:00

Sluga dvaju gospodara

Servitore di due padroni

Teatro Tese delle Vergini

Venezia (VE)
 


da Carlo Goldoni
adattamento Andrea Paciotto, Jovan Cirilov, Susanne Winnaker
regia Andrea Paciotto
musica dal vivo Alexandra Djordjevic
musica elettronica Jan H. Klug
scenografia Mia David Zaric
costumi Snezana Kovacevic

produzione Bitef Teatar, Teatro Nazionale di Uzice (Serbia), La Biennale di Venezia, Officina Eclectic Arts, Grand Theatre Groningen

spettacolo in lingua serba con sopratitoli in italiano

Verso la fine del diciottesimo secolo, all’inizio del periodo di standardizzazione della lingua serbo-croata come lingua letteraria ufficiale delle regioni balcaniche, il primo testo teatrale straniero tradotto nella lingua moderna fu proprio un testo di Carlo Goldoni. L’autore era ancora vivo e i suoi lavori cominciavano già a penetrare nella tradizione teatrale dei Balcani e a dialogare con la cultura e lo spirito di quelle regioni. Una frequentazione che non si è mai conclusa e che anzi si è andata intensificando con il tempo. I testi di Goldoni sono infatti entrati nel repertorio dei principali teatri di tutti i paesi della ex Yugoslavia.

L’ironica acutezza di Goldoni e il pungente sarcasmo tipico della cultura balcanica, combinati in una rilettura contemporanea, che esalta il fascino di un’estetica cruda e tagliente, creano un insieme esplosivo e dinamico, divertente e feroce. L’adattamento del Servitore, che nasce dalla collaborazione tra Andrea Paciotto - per alcuni anni regista residente presso La MaMa ETC di New York di Ellen Stewart, Jovan Cirilov - punto di riferimento del teatro e della cultura serba internazionalmente noto, fondatore e direttore artistico del Bitef - e Susanne Winnaker, dramaturg attiva al Theater am Turm e Schauspiel Frankfurt, vuole operare una simile traduzione, uscendo dal contesto dei personaggi della Commedia dell’Arte, e trasformando l’opera in una commedia ironica e feroce sul profitto e il doppio gioco.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

19/07/2007

ore 21:30

Sluga dvaju gospodara

Servitore di due padroni

Teatro Tese delle Vergini

Venezia (VE)
 


da Carlo Goldoni
adattamento Andrea Paciotto, Jovan Cirilov, Susanne Winnaker
regia Andrea Paciotto
musica dal vivo Alexandra Djordjevic
musica elettronica Jan H. Klug
scenografia Mia David Zaric
costumi Snezana Kovacevic

produzione Bitef Teatar, Teatro Nazionale di Uzice (Serbia), La Biennale di Venezia, Officina Eclectic Arts, Grand Theatre Groningen

spettacolo in lingua serba con sopratitoli in italiano

Verso la fine del diciottesimo secolo, all’inizio del periodo di standardizzazione della lingua serbo-croata come lingua letteraria ufficiale delle regioni balcaniche, il primo testo teatrale straniero tradotto nella lingua moderna fu proprio un testo di Carlo Goldoni. L’autore era ancora vivo e i suoi lavori cominciavano già a penetrare nella tradizione teatrale dei Balcani e a dialogare con la cultura e lo spirito di quelle regioni. Una frequentazione che non si è mai conclusa e che anzi si è andata intensificando con il tempo. I testi di Goldoni sono infatti entrati nel repertorio dei principali teatri di tutti i paesi della ex Yugoslavia.

L’ironica acutezza di Goldoni e il pungente sarcasmo tipico della cultura balcanica, combinati in una rilettura contemporanea, che esalta il fascino di un’estetica cruda e tagliente, creano un insieme esplosivo e dinamico, divertente e feroce. L’adattamento del Servitore, che nasce dalla collaborazione tra Andrea Paciotto - per alcuni anni regista residente presso La MaMa ETC di New York di Ellen Stewart, Jovan Cirilov - punto di riferimento del teatro e della cultura serba internazionalmente noto, fondatore e direttore artistico del Bitef - e Susanne Winnaker, dramaturg attiva al Theater am Turm e Schauspiel Frankfurt, vuole operare una simile traduzione, uscendo dal contesto dei personaggi della Commedia dell’Arte, e trasformando l’opera in una commedia ironica e feroce sul profitto e il doppio gioco.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

01/08/2007

ore 21:30

Baruffe in Calle - Le Baruffe Chiozzotte

di Carlo Goldoni, regia di Pierluca Donin

Isola di San Domenico

Chioggia (VE)
 

Scriveva Carlo Goldoni:
"(…) Chiozza è una bella e ricca città venticinque miglia distante da Venezia (…) Di sessanta mila abitanti…ve ne sono almeno cinquanta mila di estrazione povera e bassa, tutti per lo più Pescatori o gente di marina.
(…) Il fondo del linguaggio di quella città è Veneziano; ma la gente bassa principalmente ha de’ termini particolari ed una maniera di pronunziare assai differente.
I Veneziani pronunziando i verbi dicono, per esempio, andar, star, vegnir (per venire), voler ecc. ed i Chiozzotti …invece allungano talmente la finale, che diviene una caricatura. Io ho appreso un poco quel linguaggio e quella pronunzia nel tempo ch’io era colà impiegato nell’uffizio di Coadiutore del Cancelliere criminale…ed ho fatto una fatica grandissima ad istruire i miei comici, affine di ridurli ad imitare la cantilena e l’appoggiatura delle finali, terminando i verbi, per così dire, con tre o quattro e , come se dicessero andareeee, sentireeee, stareeee ecc.
Quando il verbo è sdrucciolo, come ridere, perdere ecc. i Veneziani troncano la finale e dicono: rider, perder…ed i Chiozzotti…troncano la parola ancora di più e dicono: ridè, perdè ecc.
Ma io non intendo qui voler dare una grammatica Chiozzotta: accenno qualche cosa della differenza che passa fra questa pronunzia e la Veneziana, pechè ciò ha formato nella rappresentazione una parte di quel giocoso, che ha fatto piacer moltissimo la Commedia(…)"

(tratto da http://www.piccoloteatrochioggia.it/programmazione/baruffe.htm, liberamente tratto da Giuseppe Borghi – Introduzione a Le Baruffe Chiozzotte di Carlo Goldoni)

Lo spettacolo sarà itinerante, e si snoderà attraverso le calli di Chioggia. Il numero dei posti disponibili è pertanto limitato e soggetto a prenotazione.

Per informazioni: Piccolo Teatro di Chioggia, tel.: 041.490723, e-mail: info@piccoloteatrochioggia.it

02/08/2007

ore 21:30

Baruffe in Calle - Le Baruffe Chiozzotte

di Carlo Goldoni, regia di Pierluca Donin

Isola di San Domenico

Chioggia (VE)
 

Scriveva Carlo Goldoni:
"(…) Chiozza è una bella e ricca città venticinque miglia distante da Venezia (…) Di sessanta mila abitanti…ve ne sono almeno cinquanta mila di estrazione povera e bassa, tutti per lo più Pescatori o gente di marina.
(…) Il fondo del linguaggio di quella città è Veneziano; ma la gente bassa principalmente ha de’ termini particolari ed una maniera di pronunziare assai differente.
I Veneziani pronunziando i verbi dicono, per esempio, andar, star, vegnir (per venire), voler ecc. ed i Chiozzotti …invece allungano talmente la finale, che diviene una caricatura. Io ho appreso un poco quel linguaggio e quella pronunzia nel tempo ch’io era colà impiegato nell’uffizio di Coadiutore del Cancelliere criminale…ed ho fatto una fatica grandissima ad istruire i miei comici, affine di ridurli ad imitare la cantilena e l’appoggiatura delle finali, terminando i verbi, per così dire, con tre o quattro e , come se dicessero andareeee, sentireeee, stareeee ecc.
Quando il verbo è sdrucciolo, come ridere, perdere ecc. i Veneziani troncano la finale e dicono: rider, perder…ed i Chiozzotti…troncano la parola ancora di più e dicono: ridè, perdè ecc.
Ma io non intendo qui voler dare una grammatica Chiozzotta: accenno qualche cosa della differenza che passa fra questa pronunzia e la Veneziana, pechè ciò ha formato nella rappresentazione una parte di quel giocoso, che ha fatto piacer moltissimo la Commedia (…)"

(da http://www.piccoloteatrochioggia.it/programmazione/baruffe.htm, liberamente tratto da Giuseppe Borghi – Introduzione a Le Baruffe Chiozzotte di Carlo Goldoni)

Lo spettacolo sarà itinerante, e si snoderà attraverso le calli di Chioggia. Il numero dei posti disponibili è pertanto limitato e soggetto a prenotazione.

Per informazioni: Piccolo Teatro di Chioggia, tel.: 041.490723, e-mail: info@piccoloteatrochioggia.it

03/08/2007

ore 21:30

Baruffe in Calle - Le Baruffe Chiozzotte

di Carlo Goldoni, regia di Pierluca Donin

Isola di San Domenico

Chioggia (VE)
 

Scriveva Carlo Goldoni:
"(…) Chiozza è una bella e ricca città venticinque miglia distante da Venezia (…) Di sessanta mila abitanti…ve ne sono almeno cinquanta mila di estrazione povera e bassa, tutti per lo più Pescatori o gente di marina.
(…) Il fondo del linguaggio di quella città è Veneziano; ma la gente bassa principalmente ha de’ termini particolari ed una maniera di pronunziare assai differente.
I Veneziani pronunziando i verbi dicono, per esempio, andar, star, vegnir (per venire), voler ecc. ed i Chiozzotti …invece allungano talmente la finale, che diviene una caricatura. Io ho appreso un poco quel linguaggio e quella pronunzia nel tempo ch’io era colà impiegato nell’uffizio di Coadiutore del Cancelliere criminale…ed ho fatto una fatica grandissima ad istruire i miei comici, affine di ridurli ad imitare la cantilena e l’appoggiatura delle finali, terminando i verbi, per così dire, con tre o quattro e , come se dicessero andareeee, sentireeee, stareeee ecc.
Quando il verbo è sdrucciolo, come ridere, perdere ecc. i Veneziani troncano la finale e dicono: rider, perder…ed i Chiozzotti…troncano la parola ancora di più e dicono: ridè, perdè ecc.
Ma io non intendo qui voler dare una grammatica Chiozzotta: accenno qualche cosa della differenza che passa fra questa pronunzia e la Veneziana, pechè ciò ha formato nella rappresentazione una parte di quel giocoso, che ha fatto piacer moltissimo la Commedia (…)"

(da http://www.piccoloteatrochioggia.it/programmazione/baruffe.htm, liberamente tratto da Giuseppe Borghi – Introduzione a Le Baruffe Chiozzotte di Carlo Goldoni)

Lo spettacolo sarà itinerante, e si snoderà attraverso le calli di Chioggia. Il numero dei posti disponibili è pertanto limitato e soggetto a prenotazione.

Per informazioni: Piccolo Teatro di Chioggia, tel.: 041.490723, e-mail: info@piccoloteatrochioggia.it

04/08/2007

ore 21:30

Baruffe in Calle - Le Baruffe Chiozzotte

di Carlo Goldoni, regia di Pierluca Donin

Isola di San Domenico

Chioggia (VE)
 

Scriveva Carlo Goldoni:
"(…) Chiozza è una bella e ricca città venticinque miglia distante da Venezia (…) Di sessanta mila abitanti…ve ne sono almeno cinquanta mila di estrazione povera e bassa, tutti per lo più Pescatori o gente di marina.
(…) Il fondo del linguaggio di quella città è Veneziano; ma la gente bassa principalmente ha de’ termini particolari ed una maniera di pronunziare assai differente.
I Veneziani pronunziando i verbi dicono, per esempio, andar, star, vegnir (per venire), voler ecc. ed i Chiozzotti …invece allungano talmente la finale, che diviene una caricatura. Io ho appreso un poco quel linguaggio e quella pronunzia nel tempo ch’io era colà impiegato nell’uffizio di Coadiutore del Cancelliere criminale…ed ho fatto una fatica grandissima ad istruire i miei comici, affine di ridurli ad imitare la cantilena e l’appoggiatura delle finali, terminando i verbi, per così dire, con tre o quattro e , come se dicessero andareeee, sentireeee, stareeee ecc.
Quando il verbo è sdrucciolo, come ridere, perdere ecc. i Veneziani troncano la finale e dicono: rider, perder…ed i Chiozzotti…troncano la parola ancora di più e dicono: ridè, perdè ecc.
Ma io non intendo qui voler dare una grammatica Chiozzotta: accenno qualche cosa della differenza che passa fra questa pronunzia e la Veneziana, pechè ciò ha formato nella rappresentazione una parte di quel giocoso, che ha fatto piacer moltissimo la Commedia (…)"

(da http://www.piccoloteatrochioggia.it/programmazione/baruffe.htm, liberamente tratto da Giuseppe Borghi – Introduzione a Le Baruffe Chiozzotte di Carlo Goldoni)

Lo spettacolo sarà itinerante, e si snoderà attraverso le calli di Chioggia. Il numero dei posti disponibili è pertanto limitato e soggetto a prenotazione.

Per informazioni: Piccolo Teatro di Chioggia, tel.: 041.490723, e-mail: info@piccoloteatrochioggia.it

05/08/2007

ore 21:30

Baruffe in Calle - Le Baruffe Chiozzotte

di Carlo Goldoni, regia di Pierluca Donin

Isola di San Domenico

Chioggia (VE)
 

Scriveva Carlo Goldoni:
"(…) Chiozza è una bella e ricca città venticinque miglia distante da Venezia (…) Di sessanta mila abitanti…ve ne sono almeno cinquanta mila di estrazione povera e bassa, tutti per lo più Pescatori o gente di marina.
(…) Il fondo del linguaggio di quella città è Veneziano; ma la gente bassa principalmente ha de’ termini particolari ed una maniera di pronunziare assai differente.
I Veneziani pronunziando i verbi dicono, per esempio, andar, star, vegnir (per venire), voler ecc. ed i Chiozzotti …invece allungano talmente la finale, che diviene una caricatura. Io ho appreso un poco quel linguaggio e quella pronunzia nel tempo ch’io era colà impiegato nell’uffizio di Coadiutore del Cancelliere criminale…ed ho fatto una fatica grandissima ad istruire i miei comici, affine di ridurli ad imitare la cantilena e l’appoggiatura delle finali, terminando i verbi, per così dire, con tre o quattro e , come se dicessero andareeee, sentireeee, stareeee ecc.
Quando il verbo è sdrucciolo, come ridere, perdere ecc. i Veneziani troncano la finale e dicono: rider, perder…ed i Chiozzotti…troncano la parola ancora di più e dicono: ridè, perdè ecc.
Ma io non intendo qui voler dare una grammatica Chiozzotta: accenno qualche cosa della differenza che passa fra questa pronunzia e la Veneziana, pechè ciò ha formato nella rappresentazione una parte di quel giocoso, che ha fatto piacer moltissimo la Commedia (…)"

(da http://www.piccoloteatrochioggia.it/programmazione/baruffe.htm, liberamente tratto da Giuseppe Borghi – Introduzione a Le Baruffe Chiozzotte di Carlo Goldoni)

Lo spettacolo sarà itinerante, e si snoderà attraverso le calli di Chioggia. Il numero dei posti disponibili è pertanto limitato e soggetto a prenotazione.

Per informazioni: Piccolo Teatro di Chioggia, tel.: 041.490723, e-mail: info@piccoloteatrochioggia.it

12/07/2007

ore 21:30

Il feudatario

da Carlo Goldoni

()
 

adattamento Letizia Russo
regia Pierpaolo Sepe
musica originale Francesco Forni
con Isabella Aragonese, Luigi Biondi, Gino Curcione, Michelangelo Dalisi, Leonardo Maddalena, Aurora Mascheretti, Stefano Miglio, Monica Piseddu, Diego Sepe
scene Francesco Ghisu - costumi Enzo Pirozzi
luci Luigi Biondi - trucco Vincenzo Cucchiara
assistente alla regia Fabiana Iacozzilli
produzione esecutiva Pasquale Liguori, Perla Montella
segreteria di produzione Brunella Giolivo
distribuzione e comunicazione Michele Mele - amministrazione Luciana Simeone
produzione Nuovo Teatro Nuovo - Teatro Stabile di Innovazione, Clásicos en Alcalá, La Biennale di Venezia


Quando scrive il suo primo testo per il teatro vincendo il Grinzane Cavour – Grinzane scrittura, Letizia Russo ha diciotto anni; ne ha venti quando scrive Tomba di cani, testo vincitore del Premio Vittorio Tondelli e messo in scena da Cristina Pezzoli con Isa Danieli; ventiquattro quando il National Theatre di Londra le commissiona un nuovo lavoro, Binario morto – Dead End, presentato alla Biennale Teatro del 2004 con la regia di Barbara Nativi, e quando è invitata in residenza presso il Teatro Tabora di Lisbona. Adesso che ha ventisei anni, i suoi testi sono tradotti in francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, russo, e sono di prossima pubblicazione presso Ubulibri in Italia e Arche Editeur in Francia.

È la “forza rabbiosa” della scrittura di questa giovane autrice (giuria del Premio Tondelli) a entrare in cortocircuito con il linguaggio goldoniano del Feudatario. Commedia singolare, in cui Goldoni mette in scena per la prima volta gente di campagna, tre deputati di Montefosco che protestano contro le pretese del marchese Florindo, senza evitare le profonde implicazioni sociali sottese.
Come spiega efficacemente Pierpaolo Sepe - regista di autori come Ruccello, Fassbinder, Sarah Kane, Pinter, Heiner Müller, Testori, Pasolini, Sylvia Plath: “Il feudatario è la storia di un tempo ingiusto. Quando l’uomo era costretto a subire le violenze e le ingiustizie del padrone. Goldoni racconta di una ribellione. In nome dell’onore. In nome della vita. Noi, attraverso Goldoni, vogliamo parlare del nostro tempo”.

dal testo del comunicato stampa
reperibile su
www.labiennale.org



20/07/2007

ore 21:30

Il feudatario

da Carlo Goldoni

()
 

adattamento Letizia Russo
regia Pierpaolo Sepe
musica originale Francesco Forni
con Isabella Aragonese, Luigi Biondi, Gino Curcione, Michelangelo Dalisi, Leonardo Maddalena, Aurora Mascheretti, Stefano Miglio, Monica Piseddu, Diego Sepe
scene Francesco Ghisu - costumi Enzo Pirozzi
luci Luigi Biondi - trucco Vincenzo Cucchiara
assistente alla regia Fabiana Iacozzilli
produzione esecutiva Pasquale Liguori, Perla Montella
segreteria di produzione Brunella Giolivo
distribuzione e comunicazione Michele Mele - amministrazione Luciana Simeone
produzione Nuovo Teatro Nuovo - Teatro Stabile di Innovazione, Clásicos en Alcalá, La Biennale di Venezia


Quando scrive il suo primo testo per il teatro vincendo il Grinzane Cavour – Grinzane scrittura, Letizia Russo ha diciotto anni; ne ha venti quando scrive Tomba di cani, testo vincitore del Premio Vittorio Tondelli e messo in scena da Cristina Pezzoli con Isa Danieli; ventiquattro quando il National Theatre di Londra le commissiona un nuovo lavoro, Binario morto – Dead End, presentato alla Biennale Teatro del 2004 con la regia di Barbara Nativi, e quando è invitata in residenza presso il Teatro Tabora di Lisbona. Adesso che ha ventisei anni, i suoi testi sono tradotti in francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, russo, e sono di prossima pubblicazione presso Ubulibri in Italia e Arche Editeur in Francia.

È la “forza rabbiosa” della scrittura di questa giovane autrice (giuria del Premio Tondelli) a entrare in cortocircuito con il linguaggio goldoniano del Feudatario. Commedia singolare, in cui Goldoni mette in scena per la prima volta gente di campagna, tre deputati di Montefosco che protestano contro le pretese del marchese Florindo, senza evitare le profonde implicazioni sociali sottese.
Come spiega efficacemente Pierpaolo Sepe - regista di autori come Ruccello, Fassbinder, Sarah Kane, Pinter, Heiner Müller, Testori, Pasolini, Sylvia Plath: “Il feudatario è la storia di un tempo ingiusto. Quando l’uomo era costretto a subire le violenze e le ingiustizie del padrone. Goldoni racconta di una ribellione. In nome dell’onore. In nome della vita. Noi, attraverso Goldoni, vogliamo parlare del nostro tempo”.

dal testo del comunicato stampa
reperibile su
www.labiennale.org

23/07/2007

ore 17:00

Zelinda e Lindoro

adattamento Ginette Herry

Piccolo Teatro Arsenale

Venezia (VE)
 

regia Jean-Claude Berutti
musiche originali Jean-Marcel Kipfer
scene Rudy Sabounghi
costumi Colette Huchard
luci Laurent Castaingt
con Louis Bonnet (Don Roberto), Valérie Bauchau (Donna Eleonora), François Sauveur (Don Flaminio) Julie de Maupeou (Zelinda), Anthony Breurec (Lindoro), Shams El Karoui (Barbara), François Font (Don Federico), Denis Léger-Milhau (Fabrizio), Jean-Pierre Laurent (Maestro Cigolini), Fabien Grenon (Mingone, Costanzo, Maestro Pandolfo), Riad Gahmi (un portantino, il Notaio), Pauline Laidet (Tognina)
produzione La Comédie de Saint-Étienne, Centre Dramatique National
in coproduzione con les Châteaux de la Drôme, Théâtre de la Place –Liège (Belgio)
spettacolo in lingua francese con sottotitoli in italiano

La storia sembra ricalcare un romanzo d’appendice, con l’amore contrastato di due adolescenti – Zelinda e Lindoro -, le loro infinite peripezie, il ricongiungimento finale e il coronamento del loro amore nel matrimonio, finché il bel romanzo non sfocia nel dramma della gelosia… Ma non sarebbe Goldoni se il dramma non si volgesse in commedia.

A ridurre per il palcoscenico la lunga e avvincente opera goldoniana, Ginette Herry, esperta di teatro italiano e fra i massimi studiosi del commediografo veneziano. “Quando mi è stato chiesto di adattare la trilogia di Zelinda e Lindoro alle dimensioni di una serata d’estate – racconta, cos’altro potevo fare se non riadattare totalmente le quasi sette ore del romanzo teatrale di Goldoni scegliendo una via di mezzo? Tra il teatro e il racconto. Da qui l’invenzione di un linguaggio che nasce nel XVIII secolo ma fiorisce oggi. Da qui l’utilizzo, come nel cinema, dei tagli del montaggio. Da qui la spiegazione di una parte di ciò che non era raccontato nel 1764 con una voce fuori campo: la guerra europea del 1756-1763, gli Illuministi e l’Encyclopédie, la trasformazione dell’agricoltura e dell’industria, l’altro in noi, e l’Ombra del Padre che cerca, dall’oltre tomba, di porre rimedio ai capricci vendicativi della sua Legge”.

dal comunicato stampa
reperibile su www.labiennale.org

22/07/2007

ore 19:30

Zelinda e Lindoro

adattamento Ginette Herry

Piccolo Teatro Arsenale

Venezia (VE)
 

regia Jean-Claude Berutti
musiche originali Jean-Marcel Kipfer
scene Rudy Sabounghi
costumi Colette Huchard
luci Laurent Castaingt
con Louis Bonnet (Don Roberto), Valérie Bauchau (Donna Eleonora), François Sauveur (Don Flaminio) Julie de Maupeou (Zelinda), Anthony Breurec (Lindoro), Shams El Karoui (Barbara), François Font (Don Federico), Denis Léger-Milhau (Fabrizio), Jean-Pierre Laurent (Maestro Cigolini), Fabien Grenon (Mingone, Costanzo, Maestro Pandolfo), Riad Gahmi (un portantino, il Notaio), Pauline Laidet (Tognina)
produzione La Comédie de Saint-Étienne, Centre Dramatique National
in coproduzione con les Châteaux de la Drôme, Théâtre de la Place –Liège (Belgio)
spettacolo in lingua francese con sottotitoli in italiano

La storia sembra ricalcare un romanzo d’appendice, con l’amore contrastato di due adolescenti – Zelinda e Lindoro -, le loro infinite peripezie, il ricongiungimento finale e il coronamento del loro amore nel matrimonio, finché il bel romanzo non sfocia nel dramma della gelosia… Ma non sarebbe Goldoni se il dramma non si volgesse in commedia.

A ridurre per il palcoscenico la lunga e avvincente opera goldoniana, Ginette Herry, esperta di teatro italiano e fra i massimi studiosi del commediografo veneziano. “Quando mi è stato chiesto di adattare la trilogia di Zelinda e Lindoro alle dimensioni di una serata d’estate – racconta, cos’altro potevo fare se non riadattare totalmente le quasi sette ore del romanzo teatrale di Goldoni scegliendo una via di mezzo? Tra il teatro e il racconto. Da qui l’invenzione di un linguaggio che nasce nel XVIII secolo ma fiorisce oggi. Da qui l’utilizzo, come nel cinema, dei tagli del montaggio. Da qui la spiegazione di una parte di ciò che non era raccontato nel 1764 con una voce fuori campo: la guerra europea del 1756-1763, gli Illuministi e l’Encyclopédie, la trasformazione dell’agricoltura e dell’industria, l’altro in noi, e l’Ombra del Padre che cerca, dall’oltre tomba, di porre rimedio ai capricci vendicativi della sua Legge”.

dal comunicato stampa
reperibile su www.labiennale.org

23/07/2007

ore 21:30

La sposa persiana

testo e regia Giancarlo Marinelli

Teatro Tese delle Vergini

Venezia (VE)
 

con Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini, Debora Caprioglio, Silvia Siravo
produzione La Piccionaia-I Carrara Teatro Stabile d’Innovazione
spettacolo sostenuto dalla Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni

“Non tanto e non solo per la sua ambientazione esotica – scrive infatti Giancarlo Marinelli - lontana da calli, vicoli, campielli e piazze, (siano esse appartenenti alla madre Venezia o alla matrigna Parigi), quanto per il tono “tragicomico”, cadenzato da una esuberante sensualità e da un’accigliata, risentita, a tratti cinica descrizione dell’animo dei protagonisti.

Il tessuto narrativo, apparentemente, rimanda alla consueta architettura goldoniana: la sposa persiana, a cui il titolo allude, neutralizza con ferma determinazione e con commossa partecipazione il caos amoroso di cui è preda il giovane marito, il viziato e vizioso Tamas, riuscendo a vincere il quasi ipnotico legame che unisce quest’ultimo a una bellissima “panterina”, schiava dell’harem chiamata Ircana, assoluta, prepotente padrona del cuore di Tamas.

Sullo sfondo si intravedono i disegni tradizionali dei due Vecchi, tratteggiati come consuoceri che provengono da mondi opposti e inconciliabili - il borghese, finanziere Machmud, padre dello sposo, da una parte; l’impulsivo e violento Osmano, padre della sposa, dall’altra - mentre, in una cornice drammaturgica ancor più lieve, emerge la corte annoiata delle schiave, un amico dedito al rito perpetuo dell’oppio e del caffè, e la schiera di velenose meretrici e bronzei guerrieri di corte, pronti a tutto.

È indubbio che un progetto di allestimento scenico de La sposa persiana, che deve passare per una rigorosa rivisitazione e riscrittura del testo, getta interessanti e inquietanti spunti sulla finestra drammatica del presente.

Due inimitabili, folgoranti ritratti di donne, che, persino nella secolare difficoltà a vivere la propria identità, nel mondo medio-orientale, non rinunciano alla loro indelebile fama di “creatrici della storia”, di “macchine del tempo”, che tutto acquietano, prevedono, risolvono”.

dal comunicato stampa
reperibile su www.labiennale.org

22/07/2007

ore 19:30

La sposa persiana

testo e regia Giancarlo Marinelli

Teatro Tese delle Vergini

Venezia (VE)
 

con Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini, Debora Caprioglio, Silvia Siravo
produzione La Piccionaia-I Carrara Teatro Stabile d’Innovazione
spettacolo sostenuto dalla Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni

“Non tanto e non solo per la sua ambientazione esotica – scrive infatti Giancarlo Marinelli - lontana da calli, vicoli, campielli e piazze, (siano esse appartenenti alla madre Venezia o alla matrigna Parigi), quanto per il tono “tragicomico”, cadenzato da una esuberante sensualità e da un’accigliata, risentita, a tratti cinica descrizione dell’animo dei protagonisti.

Il tessuto narrativo, apparentemente, rimanda alla consueta architettura goldoniana: la sposa persiana, a cui il titolo allude, neutralizza con ferma determinazione e con commossa partecipazione il caos amoroso di cui è preda il giovane marito, il viziato e vizioso Tamas, riuscendo a vincere il quasi ipnotico legame che unisce quest’ultimo a una bellissima “panterina”, schiava dell’harem chiamata Ircana, assoluta, prepotente padrona del cuore di Tamas.

Sullo sfondo si intravedono i disegni tradizionali dei due Vecchi, tratteggiati come consuoceri che provengono da mondi opposti e inconciliabili - il borghese, finanziere Machmud, padre dello sposo, da una parte; l’impulsivo e violento Osmano, padre della sposa, dall’altra - mentre, in una cornice drammaturgica ancor più lieve, emerge la corte annoiata delle schiave, un amico dedito al rito perpetuo dell’oppio e del caffè, e la schiera di velenose meretrici e bronzei guerrieri di corte, pronti a tutto.

È indubbio che un progetto di allestimento scenico de La sposa persiana, che deve passare per una rigorosa rivisitazione e riscrittura del testo, getta interessanti e inquietanti spunti sulla finestra drammatica del presente.

Due inimitabili, folgoranti ritratti di donne, che, persino nella secolare difficoltà a vivere la propria identità, nel mondo medio-orientale, non rinunciano alla loro indelebile fama di “creatrici della storia”, di “macchine del tempo”, che tutto acquietano, prevedono, risolvono”.

dal comunicato stampa
reperibile su www.labiennale.org

22/07/2007

ore 21:30

La pupilla

da Carlo Goldoni

Teatro Comunale Carlo Goldoni

Venezia (VE)
 

adattamento e regia Giuseppe Argirò
musica originale Luciano Francisi, Stefano Conti
scene e costumi Rina La Gioia
costumi Marina Loxardo
con Pamela Villoresi, Elisabetta Valgoi, Sebastiano Tringali, Luigi Tani
produzione La Mise en Espace di Adriana Palmisano, La Biennale di Venezia

“Prepotente è – ricorda il regista Giuseppe Argirò - l’ipocrisia rivelata del vecchio precettore che ha in custodia la Pupilla. Il personaggio coltiva la falsa morale come vizio principe del suo tempo. Le tentazioni del precettore vanno aldilà di un disinteressato e filantropico amore per la giovane e assumono connotati di vera e propria educazione sentimentale. Il libertinaggio circola in ogni piega del testo permeandone la scrittura secondo le oscillazioni erotiche che condizionano i rapporti umani. Alla solarità della drammaturgia di Goldoni si aggiunge un colore livido, umbratile, adeguato alle passioni sotterranee dell’inconscio che riaffiora prepotente nel desiderio di sopraffazione, di possesso fisico e mentale della giovane.Il grottesco traluce da un cinismo portato alle estreme conseguenze, un affresco in cui la Pupilla, quasi una Lolita inconsapevole, è solo il crudele pretesto per il confronto analitico tra i personaggi”.

25/07/2007

ore 21:15

Le serve di Goldoni

di Alessandro Fullin

Teatro Villa Dei Leoni

Mira (VE)
 

regia Andrea Adriatico
con Alessandro Fullin, Eva Grimalda, Filippo Pagotto, Eva Robin's
scene Maurizio Bovi
costumi Andrea Cinelli
produzione Teatri di Vita, La Biennale di Venezia
in collaborazione con Comune di Bologna – Settore Cultura, Regione Emillia Romagna – Settore Cultura, Ministero per i Beni e le Attività culturali
la replica a Mira è in collaborazione con Comune di Mira-Assessorato alla Cultura, Arteven, Provincia di Venezia-Assessorato alla Cultura, La Piccionaia-I Carrara Teatro Stabile d’Innovazione

Come già accaduto per il viaggio dannunziano de L’auto dei comizi, le temerarie incursioni di Fullin e Adriatico nella vita dell’illustre veneziano sembrano proporsi come uno spregiudicato ma non arbitrario viaggio nella poco avventurosa vita dello scrittore: stuzzicheranno con gusto tutti gli intenditori di Goldoni, solleticheranno i curiosi a conoscere meglio la sua poco conosciuta biografia, ma soprattutto divertiranno con sommo spasso tutti gli altri, perché dalle parti di Fullin e Adriatico ci si “contenta di aver dato uno stimolo alle persone dotte e di spirito, per rendere un giorno la riputazione al Teatro Italiano”. Ipse dixit.

dal comunicato stampa, a cura di Stefano Casi
disponibile su www.labiennale.org

24/07/2007

ore 21:30

Le serve di Goldoni

di Alessandro Fullin

()
 

regia Andrea Adriatico
con Alessandro Fullin, Eva Grimalda, Filippo Pagotto, Eva Robin's
scene Maurizio Bovi
costumi Andrea Cinelli
produzione Teatri di Vita, La Biennale di Venezia
in collaborazione con Comune di Bologna – Settore Cultura, Regione Emillia Romagna – Settore Cultura, Ministero per i Beni e le Attività culturali
la replica a Mira è in collaborazione con Comune di Mira-Assessorato alla Cultura, Arteven, Provincia di Venezia-Assessorato alla Cultura, La Piccionaia-I Carrara Teatro Stabile d’Innovazione

Come già accaduto per il viaggio dannunziano de L’auto dei comizi, le temerarie incursioni di Fullin e Adriatico nella vita dell’illustre veneziano sembrano proporsi come uno spregiudicato ma non arbitrario viaggio nella poco avventurosa vita dello scrittore: stuzzicheranno con gusto tutti gli intenditori di Goldoni, solleticheranno i curiosi a conoscere meglio la sua poco conosciuta biografia, ma soprattutto divertiranno con sommo spasso tutti gli altri, perché dalle parti di Fullin e Adriatico ci si “contenta di aver dato uno stimolo alle persone dotte e di spirito, per rendere un giorno la riputazione al Teatro Italiano”. Ipse dixit.

dal comunicato stampa, a cura di Stefano Casi
disponibile su www.labiennale.org

23/07/2007

ore 21:30

Le serve di Goldoni

di Alessandro Fullin

()
 

regia Andrea Adriatico
con Alessandro Fullin, Eva Grimalda, Filippo Pagotto, Eva Robin's
scene Maurizio Bovi
costumi Andrea Cinelli
produzione Teatri di Vita, La Biennale di Venezia
in collaborazione con Comune di Bologna – Settore Cultura, Regione Emillia Romagna – Settore Cultura, Ministero per i Beni e le Attività culturali
la replica a Mira è in collaborazione con Comune di Mira-Assessorato alla Cultura, Arteven, Provincia di Venezia-Assessorato alla Cultura, La Piccionaia-I Carrara Teatro Stabile d’Innovazione

Come già accaduto per il viaggio dannunziano de L’auto dei comizi, le temerarie incursioni di Fullin e Adriatico nella vita dell’illustre veneziano sembrano proporsi come uno spregiudicato ma non arbitrario viaggio nella poco avventurosa vita dello scrittore: stuzzicheranno con gusto tutti gli intenditori di Goldoni, solleticheranno i curiosi a conoscere meglio la sua poco conosciuta biografia, ma soprattutto divertiranno con sommo spasso tutti gli altri, perché dalle parti di Fullin e Adriatico ci si “contenta di aver dato uno stimolo alle persone dotte e di spirito, per rendere un giorno la riputazione al Teatro Italiano”. Ipse dixit.

dal comunicato stampa, a cura di Stefano Casi
disponibile su www.labiennale.org

24/07/2007

ore 21:30

Monsieur Goldoni

di Pietro Favari

Teatro Comunale Carlo Goldoni

Venezia (VE)
 

regia Franco Gervasio
musiche originali Paolo Conte
eseguite dal vivo dal sestetto dell’Orchestra ‘Fiati Insieme’ (flauto Valentina Vicario, oboe Donatella Pedico, clarinetto Enea Tonetti, clarinetto basso Roberto Bocchio, fagotto Orazio Lodin, trombone Gianpiero Frignone, strumentazione a cura di Massimo Pitzianti)
con Ugo Gregoretti, Giorgio Bertan, Michele Bottini, Adriano Iurissevic, Aurélia Arnou, Alice Filippi
scene Lorenzo Ghiglia, Franco Gervasio
costumi Laura Strambi
aiuto regista Silvia Baldacci
organizzazione, amministrazione tecnica INDIE
direttore dell’allestimento Antonio Paganini - direttore di produzione Romeo Grosso
collaborazione alle scene Valentina Vizio - collaborazione ai costumi Cinzia Sassone
sartoria Arrigo, Milano
produzione Creativity® International Arts Factory, La Biennale di Venezia
in collaborazione con Florence Mode, Nordiesel, GdA

Lo spettacolo intende rievocare gli incontri - fugacemente ricordati da Goldoni nei suoi Mémoires durante gli anni vissuti a Parigi - con illustri personaggi come Diderot, Voltaire, Jean Jacques Rousseau, la sorella di Luigi XVI madama Clotilde (promessa sposa al principe di Piemonte) alla quale Goldoni insegnava l’italiano.

dal testo del comunicato stampa
reperibile su www.labiennale.org

25/07/2007

ore 19:30

La bottega del caffè

da Carlo Goldoni e Rainer Werner Fassbinder

Teatro Tese delle Vergini

Venezia (VE)
 

adattamento Paolo Giorgio e Tiziano Turci
un progetto di Tiziano Turci
regia Paolo Giorgio
luci Mario Loprevite
con Tiziano Turci, Nicola Stravalaci, Emanuele Arrigazzi e altri interpreti in via di definizione
produzione Band à Part, Teatro Filodrammatici – Stabile d’Innovazione, La Biennale di Venezia

Il processo di riscrittura ha ripercorso le vicende dei personaggi della Bottega trasportandoli in un’Italia quasi sommersa dalle acque, in precario equilibrio sul baratro di un tracollo argentino. Centro nevralgico del lavoro è subito diventato il denaro, e in particolare il suo doppio inseparabile e iperbolico: il debito. È storia della nostra vita quotidiana. Le banconote e le monete sono sempre più qualcosa che non si vede, un impalpabile tessuto di carte di credito e movimenti bancari che ci governa più di quanto non riusciamo a immaginare. Eugenio si è rovinato giocando. Pandolfo, gestore della sala da gioco, vuole riscuotere il suo credito e pagare Leonid, un mafioso russo che ha fretta di sparire e di cui a sua volta è debitore. Nella Bottega del Caffè, gestita da Ridolfo e dal suo garzone Trappola, assistiamo a una forsennata ricerca di denaro che mette ben presto tutti contro tutti, in una serie di equivoci, inganni e strategie che rivelano l’animo profondo dei personaggi. Ogni arma è lecita in una guerra di poveri combattuta con minacce e sorrisi: dalla maldicenza allo spionaggio, dalla corruzione alla seduzione. Ed ecco allora entrare in scena tre affascinanti figure femminili: Vittoria, innamorata e tormentata moglie di Eugenio; Lisa, sfrontata e provocante entraîneuse russa, e D., una misteriosa quanto pericolosa Dark Lady. In questa galleria di figure grottesche, mai benvenuto e sempre presente, si muove Don Marzio. Sarà lui a spingere Eugenio a vendere quanto ha di più caro per un’ultima sfortunata partita, precipitando gli eventi verso l’inesorabile conclusione.

dalla descrizione dello spettacolo
reperibile su www.labiennale.org

24/07/2007

ore 21:30

La bottega del caffè

da Carlo Goldoni e Rainer Werner Fassbinder

Teatro Tese delle Vergini

Venezia (VE)
 

adattamento Paolo Giorgio e Tiziano Turci
un progetto di Tiziano Turci
regia Paolo Giorgio
luci Mario Loprevite
con Tiziano Turci, Nicola Stravalaci, Emanuele Arrigazzi e altri interpreti in via di definizione
produzione Band à Part, Teatro Filodrammatici – Stabile d’Innovazione, La Biennale di Venezia

Il processo di riscrittura ha ripercorso le vicende dei personaggi della Bottega trasportandoli in un’Italia quasi sommersa dalle acque, in precario equilibrio sul baratro di un tracollo argentino. Centro nevralgico del lavoro è subito diventato il denaro, e in particolare il suo doppio inseparabile e iperbolico: il debito. È storia della nostra vita quotidiana. Le banconote e le monete sono sempre più qualcosa che non si vede, un impalpabile tessuto di carte di credito e movimenti bancari che ci governa più di quanto non riusciamo a immaginare. Eugenio si è rovinato giocando. Pandolfo, gestore della sala da gioco, vuole riscuotere il suo credito e pagare Leonid, un mafioso russo che ha fretta di sparire e di cui a sua volta è debitore. Nella Bottega del Caffè, gestita da Ridolfo e dal suo garzone Trappola, assistiamo a una forsennata ricerca di denaro che mette ben presto tutti contro tutti, in una serie di equivoci, inganni e strategie che rivelano l’animo profondo dei personaggi. Ogni arma è lecita in una guerra di poveri combattuta con minacce e sorrisi: dalla maldicenza allo spionaggio, dalla corruzione alla seduzione. Ed ecco allora entrare in scena tre affascinanti figure femminili: Vittoria, innamorata e tormentata moglie di Eugenio; Lisa, sfrontata e provocante entraîneuse russa, e D., una misteriosa quanto pericolosa Dark Lady. In questa galleria di figure grottesche, mai benvenuto e sempre presente, si muove Don Marzio. Sarà lui a spingere Eugenio a vendere quanto ha di più caro per un’ultima sfortunata partita, precipitando gli eventi verso l’inesorabile conclusione.

dalla descrizione dello spettacolo
reperibile su www.labiennale.org

26/07/2007

ore 17:00

Il teatro comico

di Carlo Goldoni

Piccolo Teatro Arsenale

Venezia (VE)
 

regia Marco Bernardi
scene Gisbert Jaekel
costumi Roberto Banci
con Patrizia Milani, Carlo Simoni, Alvise Battain, Roberto Tesconi, Libero Sansavini, Alessandra Arlotti, Gianna Coletti, Luigi Ottoni, Maurizio Ranieri, Giovanna Rossi, Riccardo Zini, e altri interpreti in via di definizione
produzione Teatro Stabile di Bolzano, La Biennale di Venezia

Il risultato è sorprendentemente moderno, un testo di teatro nel teatro dove il nostro più grande autore teatrale difende appassionatamente la propria filosofia drammaturgica mettendo in scena una compagnia teatrale che sta affrontando una giornata di prove, con tutti i problemi teorici, le fragilità umane degli attori costretti a cambiare il proprio metodo di lavoro, le piccole e grandi rivalità gerarchiche, la pietà umana per alcuni di loro in difficoltà economica.
Un vero gioiello che ci permette di spiare dal buco della serratura il backstage di una compagnia veneziana del ‘700 nel momento delle tensioni creative. Il tutto raccontato con quello stile comico a tratti irresistibile con cui solo Goldoni riesce a trattare qualsiasi argomento, anche quello a lui più caro come in questo caso.
Guido Davico Bonino

dal comuniato stampa
reperibile su www.labiennale.org

25/07/2007

ore 21:30

Il teatro comico

di Carlo Goldoni

Piccolo Teatro Arsenale

Venezia (VE)
 

regia Marco Bernardi
scene Gisbert Jaekel
costumi Roberto Banci
con Patrizia Milani, Carlo Simoni, Alvise Battain, Roberto Tesconi, Libero Sansavini, Alessandra Arlotti, Gianna Coletti, Luigi Ottoni, Maurizio Ranieri, Giovanna Rossi, Riccardo Zini, e altri interpreti in via di definizione
produzione Teatro Stabile di Bolzano, La Biennale di Venezia

Il risultato è sorprendentemente moderno, un testo di teatro nel teatro dove il nostro più grande autore teatrale difende appassionatamente la propria filosofia drammaturgica mettendo in scena una compagnia teatrale che sta affrontando una giornata di prove, con tutti i problemi teorici, le fragilità umane degli attori costretti a cambiare il proprio metodo di lavoro, le piccole e grandi rivalità gerarchiche, la pietà umana per alcuni di loro in difficoltà economica.
Un vero gioiello che ci permette di spiare dal buco della serratura il backstage di una compagnia veneziana del ‘700 nel momento delle tensioni creative. Il tutto raccontato con quello stile comico a tratti irresistibile con cui solo Goldoni riesce a trattare qualsiasi argomento, anche quello a lui più caro come in questo caso.
Guido Davico Bonino

dal comuniato stampa
reperibile su www.labiennale.org

27/07/2007

ore 17:00

2037 Atelier Goldoni

testo e regia Marcello Scuderi

Teatro Universitario Giovanni Poli

Venezia (VE)
 

traduzione Pierre Yves Leprince
musica originale Paolo Rizzotti
costumi Samya Teboursouki
video e luci Antonio Palermo
immagini Rosario Caltabiano
con Marcello Scuderi, May Alexandrov, Laure Dedieu, Romain Deroo
e con in video Dalia Bonnet, Priscilla Galand, Helene Lausecker, Victor Rieunier
produzione Compagnie Noved Land, La Biennale di Venezia

Parigi 2037: Vittorio, un regista italiano è chiamato ad insegnare recitazione ai giovani allievi di una moderna scuola di teatro francese. Il suo progetto è quello di far scoprire ed amare Goldoni le cui opere sono già quasi completamente scomparse dai terminali di tutte le biblioteche informatizzate europee. Gli unici testi disponibili alla consultazione sono Arlecchino servo di due padroni e La Locandiera: si tratta di due “Images d’épinal”, insufficienti a trasmettere la ricchezza dell’universo goldoniano fondato sul binomio “Mondo e Teatro”.

Come per tutte le lezioni, il corso é filmato con una telecamera sul palco e, simultaneamente, trasmesso on-line affinché altri allievi, da casa e da tutto il mondo, possano seguirlo virtualmente, connettendosi via internet.

Questa volta, però, il regista propone ai dieci studenti di interrompere la connessione internet: il teatro infatti, spiega loro, presuppone un coinvolgimento emotivo e fisico basato sulla partecipazione attiva e non virtuale-passiva. Gli allievi potranno scegliere se mettersi in gioco o se continuare la loro esibizione per le telecamere, ma in un’altra sala della scuola. Rimangono in tre…

Un attore e due attrici interpreteranno alcuni estratti delle opere meno conosciute di Goldoni e, quando manca loro un partner, sarà il professore a dare le battute e ad interpretare il personaggio. Sotto la guida del maestro riscopriranno il valore artistico e letterario di Goldoni, la sua grande lucidità e modernità. Tra una scena e l’altra, di ogni commedia verrà comunque data una visione globale agli spettatori, grazie alle sintesi raccontate. (Marcello Scuderi)

dal testo di presentazione dello spettacolo
reperibile su www.labiennale.org

26/07/2007

ore 19:30

2037 Atelier Goldoni

testo e regia Marcello Scuderi

Teatro Universitario Giovanni Poli

Venezia (VE)
 

traduzione Pierre Yves Leprince
musica originale Paolo Rizzotti
costumi Samya Teboursouki
video e luci Antonio Palermo
immagini Rosario Caltabiano
con Marcello Scuderi, May Alexandrov, Laure Dedieu, Romain Deroo
e con in video Dalia Bonnet, Priscilla Galand, Helene Lausecker, Victor Rieunier
produzione Compagnie Noved Land, La Biennale di Venezia

Parigi 2037: Vittorio, un regista italiano è chiamato ad insegnare recitazione ai giovani allievi di una moderna scuola di teatro francese. Il suo progetto è quello di far scoprire ed amare Goldoni le cui opere sono già quasi completamente scomparse dai terminali di tutte le biblioteche informatizzate europee. Gli unici testi disponibili alla consultazione sono Arlecchino servo di due padroni e La Locandiera: si tratta di due “Images d’épinal”, insufficienti a trasmettere la ricchezza dell’universo goldoniano fondato sul binomio “Mondo e Teatro”.

Come per tutte le lezioni, il corso é filmato con una telecamera sul palco e, simultaneamente, trasmesso on-line affinché altri allievi, da casa e da tutto il mondo, possano seguirlo virtualmente, connettendosi via internet.

Questa volta, però, il regista propone ai dieci studenti di interrompere la connessione internet: il teatro infatti, spiega loro, presuppone un coinvolgimento emotivo e fisico basato sulla partecipazione attiva e non virtuale-passiva. Gli allievi potranno scegliere se mettersi in gioco o se continuare la loro esibizione per le telecamere, ma in un’altra sala della scuola. Rimangono in tre…

Un attore e due attrici interpreteranno alcuni estratti delle opere meno conosciute di Goldoni e, quando manca loro un partner, sarà il professore a dare le battute e ad interpretare il personaggio. Sotto la guida del maestro riscopriranno il valore artistico e letterario di Goldoni, la sua grande lucidità e modernità. Tra una scena e l’altra, di ogni commedia verrà comunque data una visione globale agli spettatori, grazie alle sintesi raccontate. (Marcello Scuderi)

dal testo di presentazione dello spettacolo
reperibile su www.labiennale.org

27/07/2007

ore 19:30

Goldoni Terminus

di Rui Zink, Tena Štivičič, Edoardo Erba

Teatro Tese delle Vergini

Venezia (VE)
 

da Le avventure di Camilla e Arlecchino di Carlo Goldoni
regia e costumi Toni Cafiero
drammaturgia Mani Gotovac
musica originale eseguita dal vivo da Darko Jurkovic
scene José Manuel Castanheira
luci Maurizio Viani
con Andrea Balgojevic, Elena Brumini, Mirko Soldano, Rosanna Bubbola
coproduzione Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato Ivan pl. Zajc di Fiume, Teatro Stabile di Sardegna, Teatro Nazionale Doña Maria II (Lisbona), La Biennale di Venezia

26/07/2007

ore 21:30

Goldoni Terminus

di Rui Zink, Tena Štivičič, Edoardo Erba

Teatro Tese delle Vergini

Venezia (VE)
 

da Le avventure di Camilla e Arlecchino di Carlo Goldoni
regia e costumi Toni Cafiero
drammaturgia Mani Gotovac
musica originale eseguita dal vivo da Darko Jurkovic
scene José Manuel Castanheira
luci Maurizio Viani
con Andrea Balgojevic, Elena Brumini, Mirko Soldano, Rosanna Bubbola
coproduzione Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato Ivan pl. Zajc di Fiume, Teatro Stabile di Sardegna, Teatro Nazionale Doña Maria II (Lisbona), La Biennale di Venezia

28/07/2007

ore 21:30

L’ultima casa

di Tiziano Scarpa

()
 

da La casa nova di Carlo Goldoni
regia Michele Modesto Casarin
musiche originali Andrea Mazzacavallo
scene e costumi Licia Lucchese
maschere Stefano Perocco di Medusa
con Michele Modesto Casarin, Manuela Massimi, Roberto Serpi
produzione Pantakin da Venezia, La Biennale di Venezia, Città di Venezia - Beni, Attività e Produzioni Culturali - Teatro e Spettacolo
spettacolo sostenuto dalla Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni

“Carlo Goldoni vi metteva in scena un trasloco che fa andare in crisi i rapporti famigliari. La casa goldoniana non è soltanto un’abitazione, ma un luogo dove ciascuno occupa una gerarchia, sia dentro la famiglia che fuori. Si distribuiscono le stanze a moglie e sorella per soddisfarne la vanità; si ostenta agiatezza con gli ospiti, a costo di rovinarsi per l’arredamento; si rinnega lo stile di vita sobrio dei padri.

La mia Ultima casa è quella del ricovero definitivo: il cimitero. Come e più che nel testo goldoniano, si vedranno muratori e maestranze, architetti visionari o conservatori, padri e figli in lotta su diverse concezioni della vita e della morte. I vari visitatori dei defunti e i candidati inquilini di questa dimora estrema proiettano nella loro futura tomba (e in quella degli altri) esistenze mancate o troppo esuberanti” (Tiziano Scarpa).

dal comunicato stampa
reperibile su www.labiennale.org

27/07/2007

ore 21.30

L’ultima casa

di Tiziano Scarpa

()
 

da La casa nova di Carlo Goldoni
regia Michele Modesto Casarin
musiche originali Andrea Mazzacavallo
scene e costumi Licia Lucchese
maschere Stefano Perocco di Medusa
con Michele Modesto Casarin, Manuela Massimi, Roberto Serpi
produzione Pantakin da Venezia, La Biennale di Venezia, Città di Venezia - Beni, Attività e Produzioni Culturali - Teatro e Spettacolo
spettacolo sostenuto dalla Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni

“Carlo Goldoni vi metteva in scena un trasloco che fa andare in crisi i rapporti famigliari. La casa goldoniana non è soltanto un’abitazione, ma un luogo dove ciascuno occupa una gerarchia, sia dentro la famiglia che fuori. Si distribuiscono le stanze a moglie e sorella per soddisfarne la vanità; si ostenta agiatezza con gli ospiti, a costo di rovinarsi per l’arredamento; si rinnega lo stile di vita sobrio dei padri.

La mia Ultima casa è quella del ricovero definitivo: il cimitero. Come e più che nel testo goldoniano, si vedranno muratori e maestranze, architetti visionari o conservatori, padri e figli in lotta su diverse concezioni della vita e della morte. I vari visitatori dei defunti e i candidati inquilini di questa dimora estrema proiettano nella loro futura tomba (e in quella degli altri) esistenze mancate o troppo esuberanti” (Tiziano Scarpa).

dal comunicato stampa
reperibile su www.labiennale.org

29/07/2007

ore 17:00

Le doglianze degli attori a maschera

libero omaggio a Carlo Goldoni

Teatro Tese delle Vergini

Venezia (VE)
 

testo e regia Enzo Moscato
musica originale Pasquale Scialò
scenografia Paolo Petti
costumi Tata Barbalato
con Giancarlo Cauteruccio, Valentina Capone, Cristina Donadio, Lalla Esposito, Carlo Guitto, Gino Grossi, Mario Santella, Gianky Moscato, Giuseppe Affinito j.
e con la partecipazione di Enzo Moscato
produzione Compagnia Teatrale Enzo Moscato, Teatro Mercandante – Stabile di Napoli, Benevento Città Spettacolo, La Biennale di Venezia

Ancorato a una scrupolosa, quanto fantasiosa, reinvenzione scenica di uno dei testi ritenuti tra i minori e i meno rivisitati di Carlo Goldoni - Il Molière del 1751 - il lavoro di Moscato ne mette a fuoco l’intuizione psicologica dei personaggi; la grottesca tematica – al limite del sospetto d’incesto – della passione nutrita dal già maturo Molière per la giovane figlia della sua ‘storica’ amante, la Bejart; la dimensione drammaturgica, quasi modernamente meta-teatrale - un commediografo famoso che indaga la vita intima di un altro celebre autore di teatro, senza malevolenza, ma anche senza alcuna ambiguità o reticenza o ipocrisia.

dal testo del comunicato stampa
reperibile su www.labiennale.org

28/07/2007

ore 21:30

Le doglianze degli attori a maschera

libero omaggio a Carlo Goldoni

Teatro Tese delle Vergini

Venezia (VE)
 

testo e regia Enzo Moscato
musica originale Pasquale Scialò
scenografia Paolo Petti
costumi Tata Barbalato
con Giancarlo Cauteruccio, Valentina Capone, Cristina Donadio, Lalla Esposito, Carlo Guitto, Gino Grossi, Mario Santella, Gianky Moscato, Giuseppe Affinito j.
e con la partecipazione di Enzo Moscato
produzione Compagnia Teatrale Enzo Moscato, Teatro Mercandante – Stabile di Napoli, Benevento Città Spettacolo, La Biennale di Venezia

Ancorato a una scrupolosa, quanto fantasiosa, reinvenzione scenica di uno dei testi ritenuti tra i minori e i meno rivisitati di Carlo Goldoni - Il Molière del 1751 - il lavoro di Moscato ne mette a fuoco l’intuizione psicologica dei personaggi; la grottesca tematica – al limite del sospetto d’incesto – della passione nutrita dal già maturo Molière per la giovane figlia della sua ‘storica’ amante, la Bejart; la dimensione drammaturgica, quasi modernamente meta-teatrale - un commediografo famoso che indaga la vita intima di un altro celebre autore di teatro, senza malevolenza, ma anche senza alcuna ambiguità o reticenza o ipocrisia.

dal testo del comunicato stampa
reperibile su www.labiennale.org

28/07/2007

ore 19:30

Sior Todero Brontolon

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale Carlo Goldoni

Venezia (VE)
 

regia Giuseppe Emiliani
scene Nicola Rubertelli
costumi Carla Ricotti
musiche Giancarlo Chiaramello
con Giulio Bosetti
e con Tommaso Amadio, Federica Castellini, Sandra Franzo, Nora Fuser, Alberto Mancioppi, Francesco Migliaccio, Franco Santelli, Umberto Terruso
produzione Vortice - Teatro Fondamenta Nuove (Venezia), Teatro Carcano (Milano), La Biennale di Venezia, Teatro Stabile del Veneto "Carlo Goldoni", Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale
spettacolo sostenuto dalla Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni

Le massere, La bottega del caffè, Il bugiardo, La famiglia dell’antiquario: alla lunga carriera di Giulio Bosetti, che gli ha permesso di interpretare tanti personaggi dai più grandi classici ai maggiori contemporanei, fra cui alcuni dei più significativi testi goldoniani, mancava ancora un capolavoro come Sior Todero brontolon. A invitarlo a questo appuntamento è stato il regista Giuseppe Emiliani, che lo scorso anno aveva registrato un personale successo con la messinscena de La donna serpente di Carlo Gozzi, sempre per la Biennale di Venezia.

“Lo straordinario risultato artistico della commedia Sior Todero brontolon è anzitutto frutto dell’eccezionale padronanza della tecnica teatrale di Goldoni e si fonda sulla delineatura a tutto tondo dei caratteri dei personaggi – scrive Giuseppe Emiliani. L’intera vicenda si svolge nell’arco di alcune ore di una giornata d’inverno in casa di Todero. Una casa che per volontà del vecchio “rustego” pare rinserrata in sé, escludente ogni tentazione di vita esterna, e più che mai spassi e divertimenti e persino “conversazioni”. E tuttavia la città, l’esterno, preme tutt’intorno e fa sentire la sua presenza, sicché quell’”ordene” che il burbero Todero con la sua gestione tirannica pretende di garantire in casa si rivela in realtà foriera di “desordene”.

Todero esige di essere in casa l’assoluto “patron” che pretende di sorvegliare tutti, che non tollera in casa la presenza di estranei, che inibisce ogni divertimento, ogni spasso, perchè li ritiene inutili motivi di spreco. La sua ossessione patologica del risparmio lo spinge ad eccessi maniacali. Diffidente di ogni novità e prevenuto contro le apparenze che possono essere ingannatrici, Todero è di quelli che ritengono di essere capaci di tutto prevedere e determinare secondo il calcolo preciso del proprio profitto. I soldi, i “bezzi”, sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa in tutta la commedia. Per Todero i soldi sono una sorta di elemento vitale, da accumulare, senza riposo. Più che un riparo, o magari una fortezza, come avviene per i “rusteghi”, la sua casa si potrebbe definire letteralmente una cassaforte. In casa Todero è onnipresente. Non si muove foglia che egli non debba sapere, controllare, decidere. È il capofamiglia e quindi esige obbedienza assoluta e indiscussa, in nome di quel denaro che secondo la sua mentalità gli conferisce ogni autorità su quelli che da lui dipendono.

Todero non conosce ripensamenti e neppure perplessità. E anche se la commedia si conclude con una vittoria di Marcolina, Todero non è lo sconfitto dal momento che ottiene ciò che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo. In questa commedia non c’è “l’abbraccio finale”. Todero rimarrà sempre coerente con se stesso e incorreggibile.

Al di là della conclusione (momentanea) a lieto fine, i brontolamenti, la tirchieria, l’autoritarismo, la diffidenza di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo: e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa. La (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno, a ricominciare…” (dalle note di regia).

dal comunicato stampa
reperibile su www.labiennale.org

29/07/2007

ore 19:30

Sior Todero Brontolon

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale Carlo Goldoni

Venezia (VE)
 

regia Giuseppe Emiliani
scene Nicola Rubertelli
costumi Carla Ricotti
musiche Giancarlo Chiaramello
con Giulio Bosetti
e con Tommaso Amadio, Federica Castellini, Sandra Franzo, Nora Fuser, Alberto Mancioppi, Francesco Migliaccio, Franco Santelli, Umberto Terruso
produzione Vortice - Teatro Fondamenta Nuove (Venezia), Teatro Carcano (Milano), La Biennale di Venezia, Teatro Stabile del Veneto "Carlo Goldoni", Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale
spettacolo sostenuto dalla Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni

Le massere, La bottega del caffè, Il bugiardo, La famiglia dell’antiquario: alla lunga carriera di Giulio Bosetti, che gli ha permesso di interpretare tanti personaggi dai più grandi classici ai maggiori contemporanei, fra cui alcuni dei più significativi testi goldoniani, mancava ancora un capolavoro come Sior Todero brontolon. A invitarlo a questo appuntamento è stato il regista Giuseppe Emiliani, che lo scorso anno aveva registrato un personale successo con la messinscena de La donna serpente di Carlo Gozzi, sempre per la Biennale di Venezia.

“Lo straordinario risultato artistico della commedia Sior Todero brontolon è anzitutto frutto dell’eccezionale padronanza della tecnica teatrale di Goldoni e si fonda sulla delineatura a tutto tondo dei caratteri dei personaggi – scrive Giuseppe Emiliani. L’intera vicenda si svolge nell’arco di alcune ore di una giornata d’inverno in casa di Todero. Una casa che per volontà del vecchio “rustego” pare rinserrata in sé, escludente ogni tentazione di vita esterna, e più che mai spassi e divertimenti e persino “conversazioni”. E tuttavia la città, l’esterno, preme tutt’intorno e fa sentire la sua presenza, sicché quell’”ordene” che il burbero Todero con la sua gestione tirannica pretende di garantire in casa si rivela in realtà foriera di “desordene”.

Todero esige di essere in casa l’assoluto “patron” che pretende di sorvegliare tutti, che non tollera in casa la presenza di estranei, che inibisce ogni divertimento, ogni spasso, perchè li ritiene inutili motivi di spreco. La sua ossessione patologica del risparmio lo spinge ad eccessi maniacali. Diffidente di ogni novità e prevenuto contro le apparenze che possono essere ingannatrici, Todero è di quelli che ritengono di essere capaci di tutto prevedere e determinare secondo il calcolo preciso del proprio profitto. I soldi, i “bezzi”, sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa in tutta la commedia. Per Todero i soldi sono una sorta di elemento vitale, da accumulare, senza riposo. Più che un riparo, o magari una fortezza, come avviene per i “rusteghi”, la sua casa si potrebbe definire letteralmente una cassaforte. In casa Todero è onnipresente. Non si muove foglia che egli non debba sapere, controllare, decidere. È il capofamiglia e quindi esige obbedienza assoluta e indiscussa, in nome di quel denaro che secondo la sua mentalità gli conferisce ogni autorità su quelli che da lui dipendono.

Todero non conosce ripensamenti e neppure perplessità. E anche se la commedia si conclude con una vittoria di Marcolina, Todero non è lo sconfitto dal momento che ottiene ciò che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo. In questa commedia non c’è “l’abbraccio finale”. Todero rimarrà sempre coerente con se stesso e incorreggibile.

Al di là della conclusione (momentanea) a lieto fine, i brontolamenti, la tirchieria, l’autoritarismo, la diffidenza di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo: e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa. La (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno, a ricominciare…” (dalle note di regia).

dal comunicato stampa
reperibile su www.labiennale.org

29/07/2007

ore 17:00

Pericle

Il progetto Thierry Salmon dell’École des Maîtres legge Shakespeare sotto gli occhi di Goldoni

Teatro alle Tese

Venezia (VE)
 

a cura di Antonio Latella
con Alexandre Aflalo, Estelle Franco, Dominique Pattuelli (Belgio), Jean-François Bourinet, Daniela Labbé Cabrera (Francia), Valentina Gristina, Emiliano Masala, Daniele Pilli (Italia), Paula Diogo, Luís Godinho, Martim Pedroso (Portogallo), Julián Fuentes Reta (Spagna)
una creazione del Progetto Thierry Salmon – la nuova Ecole des Maîtres 2006-2007
diretto da Franco Quadri
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, La Comédie de Reims (France), Ministério da Cultura - Instituto das Artes (Portugal)
in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria
in collaborazione con ETI - Ente Teatrale Italiano, Arcus, Ministère de la Culture et de la Communication (France), CREPA - Centre de Recherche et d’Expérimentation en Pédagogie Artistique (CFWB/Belgique), Commissariat général aux Relations internationales (CFWB/Belgique), Centro Cultural de Belém (Portugal), Regione Friuli Venezia Giulia, e con il Comune di Fagagna

29/07/2007

ore 21:30

Mémoires

di Carlo Goldoni e Giorgio Strehler

Piccolo Teatro Arsenale

Venezia (VE)
 

traduzione e adattamento Myriam Tanant
regia Giorgio Ferrara
musica originale Alessio Vlad
scene Gianni Quaranta
costumi Maurizio Galante
luci Mario Loprevite
con Jean-Claude Penchenat, Karim Abdelaziz, Emeline Baillard, Sarah Bensoussan, Marilu Bisciglia, Daniel Carraz, Judith Margolin, Didier Garreau, Thomas Germaine, Alexis Perret, Geneviève Rey, Antoine Suarez-Pazos, Michael Toty
produzione Istituto Italiano di Cultura di Parigi, Théâtre Montparnasse
in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa
con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
in partenariato con Ministère de la Culture et de la Communication
spettacolo in lingua francese con sopratitoli in italiano


Scriveva Strehler: “Lo spettacolo (...) è la storia di una vocazione. È la storia della vita di un uomo. L'avevo scritta più di vent'anni fa, per raccontarla alla gente con un mezzo "non teatrale". Una specie di romanzo per immagini e con parole. Soprattutto immagini.
Ma le pagine sono rimaste pagine, chiuse in un cassetto. Quella storia non sono riuscito a farla nascere con gli strumenti per i quali era nata. Così un giorno, tanto tempo dopo, mi sono chiesto perché non avrei potuto tentare di raccontarla con il Teatro. Il Teatro può tutto. E la vita del signor Goldoni Carlo che io chiamavo e chiamo G. è una Vita tutta di Teatro, tutta nel Teatro, tutta per il Teatro."

dal comunicato stampa
reperibile su www.labiennale.org

05/12/2007

ore orario da definire

La Famegia dell'Antiquario

Da Carlo Goldoni, regia di Luis Pascual

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Per informazioni: Teatro Toniolo - piazzetta Cesare Battisti 1, 30100 Mestre (VE); 041 2749068 - 041 2749062 (Ufficio informazioni); 041 971666 (Biglietteria)

06/12/2007

ore

La Famegia dell'Antiquario

Da Carlo Goldoni, regia di Luis Pascual

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Per informazioni: Teatro Toniolo - piazzetta Cesare Battisti 1, 30100 Mestre (VE); 041 2749068 - 041 2749062 (Ufficio informazioni); 041 971666 (Biglietteria)

07/12/2007

ore

La Famegia dell'Antiquario

Da Carlo Goldoni, regia di Luis Pascual

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Per informazioni: Teatro Toniolo - piazzetta Cesare Battisti 1, 30100 Mestre (VE); 041 2749068 - 041 2749062 (Ufficio informazioni); 041 971666 (Biglietteria)

08/12/2007

ore

La Famegia dell'Antiquario

Da Carlo Goldoni, regia di Luis Pascual

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Per informazioni: Teatro Toniolo - piazzetta Cesare Battisti 1, 30100 Mestre (VE); 041 2749068 - 041 2749062 (Ufficio informazioni); 041 971666 (Biglietteria)

09/12/2007

ore

La Famegia dell'Antiquario

Da Carlo Goldoni, regia di Luis Pascual

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Per informazioni: Teatro Toniolo - piazzetta Cesare Battisti 1, 30100 Mestre (VE); 041 2749068 - 041 2749062 (Ufficio informazioni); 041 971666 (Biglietteria)

05/07/2007

ore 21:15

Il corvo

favola in maschera

Villa Mocenigo

Fossalta di Portogruaro (VE)
 

Pantakin da Venezia – La Biennale di Venezia – Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni

liberamente tratto da "Il corvo" di Carlo Gozzi
regia e drammaturgia di Michele Modesto Casarin


In occasione delle celebrazioni per il bicentenario della scomparsa di Carlo Gozzi (1720-1806), si è voluto rendere omaggio al suo ingegno mettendo in scena Il corvo, favola in maschera, liberamente tratto dalla sua opera teatrale Il corvo. Nella "pièce", composta da un'alterannza di versi e prosa, si intrecciano il genere tragico e il grottesco, in un avvicendamento di registri che spaziano da "il più cruschevole linguaggio italiano [...] al più rude e triviale vernacolo veneziano", consentendo di valersi de "la libertà delal commedia dell'arte" e de "il rigore del teatro classico". Per restare fedeli alla poetica dell'autore, lo spettacolo è stato realizzato con matrice fiabesca, dalle suggestioni esotiche, in cui l'espressione scenica trasfigura la realtà enfatizzandone gli aspetti antitetici. Nel contempo si è cercata la cifra stilistica capace di ricondurre ad unità formale tali aspetti irriducibili. L'allestimento si è avvalso delle risorse proprie di differenti discipline: l'immediatezza e la primordiale incisività della Comemdia dell'Arte, l'essenziale eloquenza del gesto danzato, valorizzate dalla potenza evocativa della musica.

il testo è tratto dal comunicato stampa dell'evento

Per informazioni e prevendite
dal martedì al sabato
tel. 0421-249537/38
cell. 340-1515355
email: biblioteca@comune.fossaltadiportogruaro.ve.it

11/07/2007

ore 21:15

Il corvo

favola in maschera

Parco Nuove Gemme

Spinea (VE)
 

Pantakin da Venezia – La Biennale di Venezia – Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni

liberamente tratto da "Il corvo" di Carlo Gozzi
regia e drammaturgia di Michele Modesto Casarin

In occasione delle celebrazioni per il bicentenario della scomparsa di Carlo Gozzi (1720-1806), si è voluto rendere omaggio al suo ingegno mettendo in scena Il corvo, favola in maschera, liberamente tratto dalla sua opera teatrale Il corvo. Nella "pièce", composta da un'alterannza di versi e prosa, si intrecciano il genere tragico e il grottesco, in un avvicendamento di registri che spaziano da "il più cruschevole linguaggio italiano [...] al più rude e triviale vernacolo veneziano", consentendo di valersi de "la libertà delal commedia dell'arte" e de "il rigore del teatro classico". Per restare fedeli alla poetica dell'autore, lo spettacolo è stato realizzato con matrice fiabesca, dalle suggestioni esotiche, in cui l'espressione scenica trasfigura la realtà enfatizzandone gli aspetti antitetici. Nel contempo si è cercata la cifra stilistica capace di ricondurre ad unità formale tali aspetti irriducibili. L'allestimento si è avvalso delle risorse proprie di differenti discipline: l'immediatezza e la primordiale incisività della Comemdia dell'Arte, l'essenziale eloquenza del gesto danzato, valorizzate dalla potenza evocativa della musica.


il testo è tratto dal comunicato stampa dell'evento

Ingresso gratuito

Per informazioni
Tel. 041 4266545 - 5071174

12/07/2007

ore 21:30

Comuni mortali

da “L’ultima casa” di Tiziano Scarpa, ispirato a “La casa nova” di Carlo Goldoni

Chiostro del Museo S.Francesco

Chioggia (VE)
 

di e con Tiziano Scarpa

Ingresso su prenotazione, fino ad esaurimento dei posti

Per informazioni
cell. 329 1105815 - 333 445452

13/07/2007

ore 21:15

La locandiera

Villa Farsetti

Santa Maria di Sala (VE)
 

Ensemble Vicenza Teatro

di Carlo Goldoni
regia di Roberto Giglio

Biglietto unico € 2,50

Per informazione e prevendite
Ufficio Informazioni (Villa Principe Pio, via Don Minzoni, Mira)
Circuito www.vivaticket.it by Charta

Tel. 041 4266545

15/07/2007

ore 21:15

Il servitore in prova

Villa Widmann

Mira (VE)
 

Ass.ne Culturale Danza e Teatro KAIROS

da "Il servitore di due padroni" di Carlo Goldoni
regia di Alberta Toninato

"Il servitore di due padroni mette in risalto il contrasto tra la difficoltà e l’incertezza della vita degli attori e la leggerezza, la perfezione del gioco scenico inventato da Goldoni; si interroga sul senso che può avere per una compagnia, nel 2007, studiare e confrontarsi con un capolavoro del passato, nella certezza che sia impossibile presentarsi al pubblico se non si lavora, con onestà, sempre a partire da se stessi." Alberta Toninato

Biglietto unico € 5,00

Informazioni e prevendite
dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 17.00 alle 19.00
Ufficio Teatro
Villa Principe Pio, Via Don Minzoni, Mira
Circuito www.vivaticket.it by Charta

Tel: 041 4266545

15/07/2007

ore 21:15

La Gastalda

Piazza del Municipio

Cavarzere (VE)
 

di Carlo Goldoni
regia di Ezio Maria Caserta
messinscena di Jana Balkan

Questo allestimento tratta il tema della serva-padrona: la governante che riesce a sposare il principale attempato ma agiato, in grado di garantire una sicurezza economica. Il testo è ricco di colpi di scena e situazioni comiche, di scambi di persona, di quipro- quo e di personaggi grotteschi che lo rendono vivacissimo e pieno di imprevisti.

Ingresso gratuito

Per informazioni
tel. 0426 52821

17/07/2007

ore 21:15

Gli innamorati

di Carlo Goldoni

Piazza Nuova di Marano

Mira (VE)
 

La Piccionaia - I Carrara
Teatro Stabile Di Innovazione

adattamento drammaturgico di Titino Carrara e Carlo Presotto
regia di Flavio Albanese

Questo testo è un meraviglioso libretto di istruzioni per giovani innamorati. In questa divertentissima commedia Fulgenzio, provocato dalla fidanzata Eugenia, impazzisce di gelosia e durante una lite sembra addirittura perdere la lucidità. Eugenia smette di litigare, preoccupata per la salute mentale dell’amante. Torna la quiete ma, di nuovo, “il delirio di passione” li sconvolge e ritorna la tempesta. Insomma quest’opera di Goldoni è un piccolo capolavoro tragicomico che parla dei conflitti dell’animo umano, di tutti noi quindi.

Ingresso gratuito

20/07/2007

ore 21:15

Io Carlo Goldoni… e il Teatro Comico

tratto da "Teatro Comico" e "L’uomo di mondo" di Carlo Goldoni

Piazza Libertà

San Michele al Tagliamento (VE)
 

La Maison du Théâtre
regia di Alex Campagner

Questo spettacolo si ispira al Teatro Comico di Carlo Goldoni, opera in cui viene rappresentata una compagnia teatrale che sta affrontando una giornata di prove con tutti i problemi tecnici, le fragilità umane degli attori costretti a cambiare il modo in cui lavorano, le piccole e grandi rivalità, le difficoltà economiche di alcuni di loro ed altro ancora. Questa commedia può anche essere definita “meta-commedia” in quanto illustra la struttura che, per Goldoni, dovrebbe avere una rappresentazione teatrale. Il classico esempio di “teatro nel teatro”: scoprire il lavoro degli attori in scena ma anche fuori scena.

Ingresso gratuito

Per informazioni
Tel: 0431 50020

20/07/2007

ore 21:15

Sior Todero Brontolon

di Carlo Goldoni

Piazza Martiri della Libertà

Meolo (VE)
 

Ensemble Vicenza Teatro
regia di Roberto Giglio

«Non vi è niente di più fastidioso, di più molesto alla Società, di un uomo che brontola sempre; cioè che trova a dire su tutto, che non è mai contento di niente, che tratta con asprezza, che parla con arroganza e si fa odiare da tutti. Tutta la morale di questa Commedia consiste nell’esposizione di un carattere odioso, affinchè se ne correggano quelli che si trovano, per loro disgrazia, da questa malattia attaccati.» Carlo Goldoni

ingresso gratuito

Per informazioni
tel. 0421 61018

25/07/2007

ore 21:15

Le serve di Goldoni

di Alessandro Fullin

Teatro Villa Dei Leoni

Mira (VE)
 

Teatri di vita / La Biennale di Venezia
regia di Andrea Adriatico
con Alessandro Fullin

Quante serve teneva in casa Goldoni? Non lo sappiamo. Immaginiamone tre. Orribili. Diaboliche. Ma anche dolcissime. Perdutamente innamorate di Carlo. Incapaci di avere una vita propria. Come tenie voraci, le tre serve si nutrono del mondo del loro padrone, ne commentano l’opera, si invaghiscono dei suoi personaggi, maltrattano o adorano tutti coloro che entrano ed escono da casa Goldoni. Sono le donne che l’autore ha immaginato nelle sue commedie: talvolta distratte (Le femmine puntigliose), talvolta sventate (La dama prudente), altre volte intelligentissime (La donna di testa debole) e - perché no - esotiche (La sposa persiana). Tre donne straordinarie, pronte a raccontare la propria storia tra minuetti di Lulli e musica pop.

Biglietto € 10,00 (posti non numerati)

Per informazioni e prevendite
Ufficio Teatro
Villa Principe Pio, Via Don Minzoni, Mira
dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 17.00 alle 19.00
Circuito www.vivaticket.it by Charta.

Tel: 041 4266545

26/07/2007

ore 21:15

Sior Todero Brontolon

di Carlo Goldoni

Villa Mocenigo

Fossalta di Portogruaro (VE)
 

CAST Comunicazione Arte Spettacolo Teatro
con Lino Toffolo
regia di Toni Andreetta


Sior Todero Brontolon è una commedia scritta da Carlo Goldoni nel 1762, in dialetto veneziano , alla vigilia della partenza per la francia. La trama è assai nota: un odioso e burbero mercante veneziano, vecchio e ricco, per risparmiare la dote osteggia il matrimonio della nipote Zanetta con Meneghetto. Gli preferisce Nicoletto, figlio del suo ambiguo fattore Desiderio (che lo deruba di anscosto). Ma non ha fatto i conti con le astuzie e la determinazione della nuora Marcolina, moglie del debole Pellegrin, cioè della vittima designata delle angherie del vecchio. E neppure con l'amore di Nicoletto per la cameriera Cecilia. Alla fine di una lunga serie di intrighi e schermaglie, il mercante deve cedere alle trame di Marcolina e di fortunata, parente di Meneghetto. Tanto più che quest'ultimo, pur d'impalmare Zanetta, è disposto a chiudere un occhio sulla dote, sicuro com'è di incassare tutto il patrimonio alla morte del nonno della sposa.

Per informazioni e prevendite
dal martedì al sabato
tel. 0421-249537/38
cell. 340-1515355
Circuito www.vivaticket.it by Charta

27/07/2007

ore 21:15

Sior Todero Brontolon

di Carlo Goldoni

Villa Venier

Sommacampagna (VR)
 

CAST Comunicazione Arte Spettacolo Teatro
con Lino Toffolo
regia di Toni Andreetta


Sior Todero Brontolon è una commedia scritta da Carlo Goldoni nel 1762, in dialetto veneziano , alla vigilia della partenza per la francia. La trama è assai nota: un odioso e burbero mercante veneziano, vecchio e ricco, per risparmiare la dote osteggia il matrimonio della nipote Zanetta con Meneghetto. Gli preferisce Nicoletto, figlio del suo ambiguo fattore Desiderio (che lo deruba di anscosto). Ma non ha fatto i conti con le astuzie e la determinazione della nuora Marcolina, moglie del debole Pellegrin, cioè della vittima designata delle angherie del vecchio. E neppure con l'amore di Nicoletto per la cameriera Cecilia. Alla fine di una lunga serie di intrighi e schermaglie, il mercante deve cedere alle trame di Marcolina e di fortunata, parente di Meneghetto. Tanto più che quest'ultimo, pur d'impalmare Zanetta, è disposto a chiudere un occhio sulla dote, sicuro com'è di incassare tutto il patrimonio alla morte del nonno della sposa.

28/07/2007

ore 21:15

Sior Todero Brontolon

di Carlo Goldoni

Rocca dei Tempesta

Noale (VE)
 

CAST Comunicazione Arte Spettacolo Teatro
con Lino Toffolo
regia di Toni Andreetta


Sior Todero Brontolon è una commedia scritta da Carlo Goldoni nel 1762, in dialetto veneziano , alla vigilia della partenza per la francia. La trama è assai nota: un odioso e burbero mercante veneziano, vecchio e ricco, per risparmiare la dote osteggia il matrimonio della nipote Zanetta con Meneghetto. Gli preferisce Nicoletto, figlio del suo ambiguo fattore Desiderio (che lo deruba di anscosto). Ma non ha fatto i conti con le astuzie e la determinazione della nuora Marcolina, moglie del debole Pellegrin, cioè della vittima designata delle angherie del vecchio. E neppure con l'amore di Nicoletto per la cameriera Cecilia. Alla fine di una lunga serie di intrighi e schermaglie, il mercante deve cedere alle trame di Marcolina e di fortunata, parente di Meneghetto. Tanto più che quest'ultimo, pur d'impalmare Zanetta, è disposto a chiudere un occhio sulla dote, sicuro com'è di incassare tutto il patrimonio alla morte del nonno della sposa.


Biglietto unico € 10,00
Per informazioni e prevendite
Ufficio Informazioni
Villa Principe Pio, Via Don Minzoni - Mira), Edicola Rossetto (piazza Castello), Rivendita “Libri e libri” di M. Cazzaro (Largo San Giorgio)
Circuito www.vivaticket.it by
Tel.041 4266545

31/07/2007

ore 21:15

Gli innamorati

Parco Via Arrigo Boito di Malcontenta

Mira (VE)
 

La Piccionaia - I Carrara
Teatro Stabile Di Innovazione
adattamento drammaturgico di Titino Carrara e Carlo Presotto
regia di Flavio Albanese

Ingresso gratuito

Per informazioni
Tel 041 4266545

01/08/2007

ore 21:15

Il campiello

di Carlo Goldoni

Parco Nuove Gemme

Spinea (VE)
 

Estravagario Teatro
regia di Alberto Bronzato

Questa grande commedia plebea! Questo piccolo grande poema plebeo! Una commedia popolare in senso profondo, non solo per il calore umano o per i suoi protagonisti: lo è senza risparmio. Il mondo chiuso del campiello appare come un qualcosa di ancora compatto, con il quale si deve fare i conti. Il Campiello oltre che la storia dei rapporti tra gli abitanti del campiello, è la storia di un difficile rapporto tra un gruppo sociale ed etnico ed un altro. Da una parte il campiello- Venezia-popolo, dall’altra gli stranieri: napoletani, nobili o seminobili, borghesi.

Ingresso gratuito

Per informazioni
Tel. 041 4266545 - 5071174

02/08/2007

ore 21:30

Le baruffe in calle

Spettacolo itinerante per calli, rive e campielli

Isola di San Domenico

Chioggia (VE)
 

Piccolo Teatro Città di Chioggia
spettacolo ideato e realizzato da Pierluca Donin

È questa un’edizione speciale che ricalca fedelmente il progetto nato nel 1993 grazie al bicentenario goldoniano e seguito con enorme successo fino al 2002 per cinquanta repliche. La versione itinerante della commedia è stata un’intuizione che coinvolge oltre ad attori del Piccolo Teatro di Chioggia - formazione storica del teatro dialettale - musicisti locali, barche storiche e soprattutto la città. Gli spettatori avranno la sensazione di essere dentro ad un opera d’arte in movimento e per questo straordinaria: un’emozione irripetibile. La partenza dell’itinerario cittadino sarà l’Isola di San Domenico dove, tra pettegolezzi e fette di zucca, si aspetta l’arrivo delle barche con le vele al terzo mentre Goldoni osserva dal ponte.

Biglietto unico € 15,00 - posti limitati e prenotazione obbligatoria

Per informazioni
tel. 329 2132176

Prevendite Circuito www.vivaticket.it by Charta

01/08/2007

ore 21:30

Le baruffe in calle

Spettacolo itinerante per calli, rive e campielli

Isola di San Domenico

Chioggia (VE)
 

Piccolo Teatro Città di Chioggia
spettacolo ideato e realizzato da Pierluca Donin

È questa un’edizione speciale che ricalca fedelmente il progetto nato nel 1993 grazie al bicentenario goldoniano e seguito con enorme successo fino al 2002 per cinquanta repliche. La versione itinerante della commedia è stata un’intuizione che coinvolge oltre ad attori del Piccolo Teatro di Chioggia - formazione storica del teatro dialettale - musicisti locali, barche storiche e soprattutto la città. Gli spettatori avranno la sensazione di essere dentro ad un opera d’arte in movimento e per questo straordinaria: un’emozione irripetibile. La partenza dell’itinerario cittadino sarà l’Isola di San Domenico dove, tra pettegolezzi e fette di zucca, si aspetta l’arrivo delle barche con le vele al terzo mentre Goldoni osserva dal ponte.

Biglietto unico € 15,00 - posti limitati e prenotazione obbligatoria

Per informazioni
tel. 329 2132176

Prevendite Circuito www.vivaticket.it by Charta

03/08/2007

ore 21:30

Le baruffe in calle

Spettacolo itinerante per calli, rive e campielli

Isola di San Domenico

Chioggia (VE)
 

Piccolo Teatro Città di Chioggia
spettacolo ideato e realizzato da Pierluca Donin

È questa un’edizione speciale che ricalca fedelmente il progetto nato nel 1993 grazie al bicentenario goldoniano e seguito con enorme successo fino al 2002 per cinquanta repliche. La versione itinerante della commedia è stata un’intuizione che coinvolge oltre ad attori del Piccolo Teatro di Chioggia - formazione storica del teatro dialettale - musicisti locali, barche storiche e soprattutto la città. Gli spettatori avranno la sensazione di essere dentro ad un opera d’arte in movimento e per questo straordinaria: un’emozione irripetibile. La partenza dell’itinerario cittadino sarà l’Isola di San Domenico dove, tra pettegolezzi e fette di zucca, si aspetta l’arrivo delle barche con le vele al terzo mentre Goldoni osserva dal ponte.

Biglietto unico € 15,00 - posti limitati e prenotazione obbligatoria

Per informazioni
tel. 329 2132176

Prevendite Circuito www.vivaticket.it by Charta

04/08/2007

ore 21:30

Le baruffe in calle

Spettacolo itinerante per calli, rive e campielli

Isola di San Domenico

Chioggia (VE)
 

Piccolo Teatro Città di Chioggia
spettacolo ideato e realizzato da Pierluca Donin

È questa un’edizione speciale che ricalca fedelmente il progetto nato nel 1993 grazie al bicentenario goldoniano e seguito con enorme successo fino al 2002 per cinquanta repliche. La versione itinerante della commedia è stata un’intuizione che coinvolge oltre ad attori del Piccolo Teatro di Chioggia - formazione storica del teatro dialettale - musicisti locali, barche storiche e soprattutto la città. Gli spettatori avranno la sensazione di essere dentro ad un opera d’arte in movimento e per questo straordinaria: un’emozione irripetibile. La partenza dell’itinerario cittadino sarà l’Isola di San Domenico dove, tra pettegolezzi e fette di zucca, si aspetta l’arrivo delle barche con le vele al terzo mentre Goldoni osserva dal ponte.

Biglietto unico € 15,00 - posti limitati e prenotazione obbligatoria

Per informazioni
tel. 329 2132176

Prevendite Circuito www.vivaticket.it by Charta

05/08/2007

ore 21:30

Le baruffe in calle

Spettacolo itinerante per calli, rive e campielli

Isola di San Domenico

Chioggia (VE)
 

Piccolo Teatro Città di Chioggia
spettacolo ideato e realizzato da Pierluca Donin

È questa un’edizione speciale che ricalca fedelmente il progetto nato nel 1993 grazie al bicentenario goldoniano e seguito con enorme successo fino al 2002 per cinquanta repliche. La versione itinerante della commedia è stata un’intuizione che coinvolge oltre ad attori del Piccolo Teatro di Chioggia - formazione storica del teatro dialettale - musicisti locali, barche storiche e soprattutto la città. Gli spettatori avranno la sensazione di essere dentro ad un opera d’arte in movimento e per questo straordinaria: un’emozione irripetibile. La partenza dell’itinerario cittadino sarà l’Isola di San Domenico dove, tra pettegolezzi e fette di zucca, si aspetta l’arrivo delle barche con le vele al terzo mentre Goldoni osserva dal ponte.

Biglietto unico € 15,00 - posti limitati e prenotazione obbligatoria

Per informazioni
tel. 329 2132176

Prevendite Circuito www.vivaticket.it by Charta

02/08/2007

ore 21:15

Arlecchino!!!

Omaggio a Carlo Goldoni

Piazzale del Municipio

Vigonovo (VE)
 

BEL.Teatro
da "Il Servitore di due padroni" e "La locandiera" di Carlo Goldoni
regia della compagnia
maschere di Donato Sartori

La commedia rende omaggio a Goldoni unendo in un unico intreccio le trame di due suoi capolavori, riorganizzati in un canovaccio arricchito da gags e lazzi. Alla locanda gestita dalla bella Mirandolina e dal suo servo Arlecchino, da sempre segretamente innamorato di lei, arrivano due forestieri. Il Capitano Alonso Confusion De Calabraga, uomo d’armi ricchissimo, millantatore e assai rozzo, e il Dottor De Squattrinatis, uomo di scienze, senza un soldo ma coperto di lauree e diplomi ed entrambi si innamorano a prima vista della bella padrona di casa che ne approfitterà per appropriarsi ppropriarsi dei loro averi.

Ingresso gratuito

Per informazioni
041 4266545

03/08/2007

ore 21:15

I Rusteghi

di Carlo Goldoni

Piazza Libertà

Pramaggiore (VE)
 

Teatronovo
regia di Franco Penzo e M.Luisa Chiozzotto

La commedia contrappone quattro “Rusteghi”, cioè quattro borghesi benestanti, gretti e misoneisti, alle loro donne animate da spiriti assai più moderni. Oggetto della disputa: il poter far vedere ad una ragazza, figlia di uno di loro, il giovane che le è destinato in sposo prima delle nozze: i Rusteghi non vogliono, le donne sì! Commedia davvero esilarante che trova riflesso sul piano linguistico con dialoghi briosi e spumeggianti delle donne che si contrappongono a quelli irosi e cupi degli uomini. I Rusteghi mette in scena lo scontro tra il nuovo e l’antico: un duello generazionale tra una concezione rigida e una più moderna, fondata sulla reciproca compressione.

ingresso gratuito

Per nformazioni
tel. 0421 200637

10/08/2007

ore 21:15

Gli innamorati

di Carlo Goldoni

Parco Villa Comunale

Portogruaro (VE)
 

La Piccionaia - I Carrara
Teatro Stabile Di Innovazione
adattamento drammaturgico di Titino Carrara e Carlo Presotto
regia di Flavio Albanese

Questo allestimento, realizzato per le celebrazioni dai i 300 anni dalla nascita del commediografo veneziano, testimonia quanto si può imparare sulle donne leggendo Goldoni! Quanto le amava e come le ha rese sempre migliori degli uomini. La commedia è un meraviglioso libretto di istruzioni per giovani innamorati. Quando si è giovani e innamorati, le passioni sono talmente forti e così incontrollabili, che ci portano a manifestazioni esagerate rispetto alla realtà. Come accade nella vita, sulla scena Fulgenzio provocato dalla sua fidanzata Eugenia impazzisce letteralmente, perde anche l'identità sotto gli occhi della fidanzata e ogni volta che la ritrova a fatica, Eugenia lo fa cadere nuovamente. Ma Goldoni va ascoltato con attenzione per coglierne gli echi drammatici che si espandono "al di qua" della commedia. La società contemporanea ci appare improvvisamente sotto le spoglie dello zio Fabrizio con le sue mediocrità, il suo vuoto, il suo consumismo patologico, il suo volgare deisderio di apparire, al sua ignoranza, il suo stato di impassibile ipocrisia. Ce n'è per tutti, ma soprattutto c'è da divertirsi riconoscendo sul palcoscenico tic e atteggiamenti che ci appartengono ancora oggi.

Biglietto intero € 8,00 - Carta d'argento € 600

Ingresso gratuito per ragazzi fino a 10 anni


Per informazioni
Biblioteca Civica "N. Bettoni"
Tel. 0421/277282
Cell. 348-2617769

23/08/2007

ore 21:15

La locandiera

di Carlo Goldoni

Piazzale dell’Oratorio di Settimo

Cinto Caomaggiore (VE)
 

Ensemble Vicenza Teatro
regia di Roberto Giglio

Ensemble Vicenza ha spesso esplorato il mondo goldoniano della Commedia dell’Arte dedicandogli più produzioni. La compagnia continua la sua ricerca con questa Locandiera “compiuta”, scrittura che segnò il passaggio dalla Commedia dell’Arte alla riforma goldoniana. <> (Roberto Giglio)

Per informazioni
tel. 0421 209534

23/10/2007

ore 21:00

SIOR TODERO BRONTOLON

di Carlo Goldoni

Teatro Sociale

Rovigo (RO)
 

CAST Comunicazione Arte Spettacolo Teatro
con Lino Toffolo
regia di Toni Andreetta

"Lino Toffolo non ha bisogno di presentazioni, tanto quanto il “Sior Todero Brontolon”, una delle commedie più note, frizzanti e appassionanti scritte da Carlo Goldoni. Per omaggiare il trecentesimo dalla nascita del commediografo veneziano, il regista non poteva scegliere interprete migliore di Lino Toffolo per incarnare lo spirito di quest’opera, giocata su un tessuto complesso di rapporti, complicità e conflitti che segnano la convivenza tra gli uomini.
Una rilettura, quella di Toni Andreetta, che non trascura alcun dettaglio dell’originale, per sviscerare appieno la “misura umana” e gli aspetti centrali della poetica goldoniana, tesa al superamento dei vincoli della Commedia dell’Arte e del suo modello rigido di costruzione dei personaggi."

da http://eventiculturali.provincia.venezia.it

ROVIGO - Teatro Sociale
Tel. 042525614

27/10/2007

ore 21:00

I RUSTEGHI

di Carlo Goldoni

Teatro Sociale

Rovigo (RO)
 

Compagnia Sperimentale Errante
regia di Roby Nudo

Andata in scena a Venezia nel 1760, I rusteghi costituisce uno dei vertici assoluti della drammaturgia goldoniana.
La commedia del Goldoni nasce dalle vicissitudini quotidiane della piccola borghesia veneziana del tempo (forse anche di oggi), benestante ma non eccessivamente ricca, che si erge dalla miseria della plebe ma solo in piccola parte.
Tutti i personaggi sono colti nelle loro contraddizioni, piccole astuzie quotidiane, nelle loro ovvietà, fragilità e luoghi comuni di cui siamo pervasi anche oggigiorno, con le loro fobie, con gli slanci umani e situazioni intricatissime che trovano immediate soluzioni e vengono risolte in un lampo. Il tutto in una chiave squisitamente comica.

ROVIGO - Teatro Sociale
Tel. 042525614

10/11/2007

ore 21:00

IL CAMPIELLO

di Carlo Goldoni

Teatro Sociale

Rovigo (RO)
 

Estravagario Teatro
regia di Alberto Bronzato

Questa grande commedia plebea! Questo piccolo grande poema plebeo!
Una commedia popolare in senso profondo, non solo per il calore umano o per i suoi protagonisti: lo è senza risparmio. Il mondo chiuso del Campiello appare come un qualcosa di ancora compatto, con il quale si deve fare i conti.
Nel Campiello il colore non c'è o quasi. Il Campiello oltre che storia dei rapporti tra gli abitanti del Campiello, è la storia di un diffìcile rapporto tra un gruppo sociale ed etnico e un altro. Da una parte il Campiello-Venezia-popolo, dall'altra parte gli stranieri: napoletani, nobili o seminobili, borghesi.
Un Campiello dove troviamo in vari momenti una densità cifrata del linguaggio veneto, tenuto stretto, gergale, non divulgativo, veramente plebeo nella sua realtà di forza e che il verso solo esalta e fa squillare più alto.
Ecco i motivi per cui ho scelto di allestire Il Campiello.
Il nostro secondo Goldoni. Un Goldoni completamente diverso da quello di "Arlecchino, servitore di due Padroni", che si muoveva sugli schemi della commedia dell'arte.
E per questo Campiello qual’è la linea di regia che ho seguito? La linea che mi ha suggerito Goldoni, leggendo questo capolavoro così straordinario, ricchissimo, tenero in un amore per il popolo povero e senza carnevali, in un giorno di carnevale!

Alberto Bronzato

ROVIGO - Teatro Sociale
Tel. 042525614

05/12/2007

ore 21.00

LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Teatro Stabile del Veneto "Carlo Goldoni" - Teatro Stabile di Genova
con il sostegno de La Biennale di Venezia
in collaborazione con la Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni
Eros Pagni

regia Llouís Pasqual

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.

Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

MESTRE - Teatro Toniolo
Tel. 0412749068/62

06/12/2007

ore 21.00

LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Teatro Stabile del Veneto "Carlo Goldoni" - Teatro Stabile di Genova
con il sostegno de La Biennale di Venezia
in collaborazione con la Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni
Eros Pagni

regia Llouís Pasqual

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.

Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

MESTRE - Teatro Toniolo
Tel. 0412749068/62

07/12/2007

ore 21:00

LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Teatro Stabile del Veneto "Carlo Goldoni" - Teatro Stabile di Genova
con il sostegno de La Biennale di Venezia
in collaborazione con la Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni
Eros Pagni

regia Llouís Pasqual

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.

Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

MESTRE - Teatro Toniolo
Tel. 0412749068/62

08/12/2007

ore 21.00

LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Teatro Stabile del Veneto "Carlo Goldoni" - Teatro Stabile di Genova
con il sostegno de La Biennale di Venezia
in collaborazione con la Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni
Eros Pagni

regia Llouís Pasqual

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.

Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

MESTRE - Teatro Toniolo
Tel. 0412749068/62

09/12/2007

ore 16:30

LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Teatro Stabile del Veneto "Carlo Goldoni" - Teatro Stabile di Genova
con il sostegno de La Biennale di Venezia
in collaborazione con la Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni
Eros Pagni

regia Llouís Pasqual

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.

Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

MESTRE - Teatro Toniolo
Tel. 0412749068/62

13/01/2008

ore 17:00

GLI INNAMORATI

Teatro Carlo Goldoni

Cavarzere (VE)
 

La Piccionaia - I Carrara
Teatro Stabile Di Innovazione
Adattamento drammaturgico di Titino Carrara e Carlo Presotto
Regia di Flavio Albanese

Quanto si può imparare sulle donne leggendo Goldoni! E quanto le amava, e come le ha rese sempre migliori degli uomini. Le sue donne soffrono, si ribellano, si uniscono, amano e odiano sempre con una maturità particolare.
Gli uomini li ha sempre raccontati quali siamo, più fragili, meno centrati, vittime rispetto alla donna. E’ stato un maestro, recitarlo e metterlo in scena insegna molto del mestiere del palcoscenico e della vita. In particolare sulle regole della commedia e della vita, la misura, il ritmo, l'eleganza. C’è solo da spolverare un po’ le parole, lasciar che il loro suono sfiori una volta ancora le orecchie, facendo parlare i preziosi personaggi con genuinità più idonea al carattere dell’oggi. Amore e gelosia, anche se ci vengono da un passato di ventagli e parrucche, hanno abitudini e costumi che continuano ad aderire anche al presente. E il sorriso del pubblico è sempre pronto e non conosce il tempo.
La commedia è un meraviglioso libretto di istruzioni per giovani innamorati. Quando si è giovani e innamorati, le passioni sono talmente forti e così incontrollabili, che ci portano a manifestazioni esagerate rispetto alla realtà. Come nella vita, in questa commedia Fulgenzio provocato da Eugenia impazzisce letteralmente, perde anche l'identità sotto gli occhi della fidanzata e ogni volta che la ritrova a fatica, lei lo fa cadere nuovamente. Ma Goldoni va ascoltato con attenzione per coglierne gli echi drammatici che si espandono "al di qua" della commedia. La società contemporanea ci appare improvvisamente sotto le spoglie dello zio Fabrizio con le sue mediocrità, il suo vuoto, il suo consumismo patologico, il suo volgare desiderio di apparire, la sua ignoranza, il suo stato di impassibile ipocrisia. Ce n'è per tutti, ma soprattutto c'è da divertirsi riconoscendo sul palcoscenico tic e atteggiamenti che ci appartengono ancora oggi.
Noi abbiamo ambientato la commedia in un epoca “idealmente” contemporanea, nella convinzione che il pubblico possa meglio goderla riconoscendo personaggi e situazioni a lui vicine o addirittura riscoprendosi come il protagonista di questa commedia.
Questo piccolo capolavoro tragicomico parla di tutti noi, questa famiglia rappresenta la nostra società, con le sue meschinità, il suo vuoto culturale, il suo consumismo patologico, il suo desiderio di apparire, il suo stato di impassibile ipocrisia.
E' una situazione drammatica che diverte molto il pubblico. E' evidente a questo punto, che si ride per esorcizzare la percezione netta che si stia parlando proprio di noi.
Flavio Albanese, regista formatosi alla scuola del Piccolo Teatro di Milano e autore di una fra le più interessanti messe in scena recenti de Il servitore di due padroni, propone una nuova collaborazione con la Piccionaia, firmando la regia di questa opera goldoniana.

da www.piccionaia.it

30/01/2008

ore 21:00

SIOR TODERO BRONTOLON

di Carlo Goldoni

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Vortice -Teatro Fondamenta Nuove, Venezia / Teatro Carcano, Milano / Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”
in collaborazione con Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale / La Biennale di Venezia
Giulio Bosetti
regia di Giuseppe Emiliani

Le massere, La bottega del caffè, Il bugiardo, La famiglia dell’antiquario: alla lunga carriera di Giulio Bosetti, che gli ha permesso di interpretare tanti personaggi dai più grandi classici ai maggiori contemporanei, fra cui alcuni dei più significativi testi goldoniani, mancava ancora un capolavoro come Sior Todero brontolon. A invitarlo a questo appuntamento è stato il regista Giuseppe Emiliani, che lo scorso anno aveva registrato un personale successo con la messinscena de La donna serpente di Carlo Gozzi, sempre per la Biennale di Venezia.
“Lo straordinario risultato artistico della commedia Sior Todero brontolon è anzitutto frutto dell’eccezionale padronanza della tecnica teatrale di Goldoni e si fonda sulla delineatura a tutto tondo dei caratteri dei personaggi – scrive Giuseppe Emiliani. L’intera vicenda si svolge nell’arco di alcune ore di una giornata d’inverno in casa di Todero. Una casa che per volontà del vecchio “rustego” pare rinserrata in sé, escludente ogni tentazione di vita esterna, e più che mai spassi e divertimenti e persino “conversazioni”. E tuttavia la città, l’esterno, preme tutt’intorno e fa sentire la sua presenza, sicché quell’”ordene” che il burbero Todero con la sua gestione tirannica pretende di garantire in casa si rivela in realtà foriera di “desordene”.
Todero esige di essere in casa l’assoluto “patron” che pretende di sorvegliare tutti, che non tollera in casa la presenza di estranei, che inibisce ogni divertimento, ogni spasso, perchè li ritiene inutili motivi di spreco. La sua ossessione patologica del risparmio lo spinge a eccessi maniacali. Diffidente di ogni novità e prevenuto contro le apparenze che possono essere ingannatrici, Todero è di quelli che ritengono di essere capaci di tutto prevedere e determinare secondo il calcolo preciso del proprio profitto. I soldi, i “bezzi”, sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa in tutta la commedia. Per Todero i soldi sono una sorta di elemento vitale, da accumulare, senza riposo. Più che un riparo, o magari una fortezza, come avviene per i “rusteghi”, la sua casa si potrebbe definire letteralmente una cassaforte. In casa Todero è onnipresente. Non si muove foglia che egli non debba sapere, controllare, decidere. È il capofamiglia e quindi esige obbedienza assoluta e indiscussa, in nome di quel denaro che secondo la sua mentalità gli conferisce ogni autorità su quelli che da lui dipendono.
Todero non conosce ripensamenti e neppure perplessità. E anche se la commedia si conclude con una vittoria di Marcolina, Todero non è lo sconfitto dal momento che ottiene ciò che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo. In questa commedia non c’è “l’abbraccio finale”. Todero rimarrà sempre coerente con se stesso e incorreggibile.
Al di là della conclusione (momentanea) a lieto fine, i brontolamenti, la tirchieria, l’autoritarismo, la diffidenza di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo: e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa. La (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno, a ricominciare…” (dalle note di regia).

da www.labiennale.org

MESTRE - Teatro Toniolo
Tel. 0412749068/62

02/02/2008

ore 21:00

SIOR TODERO BRONTOLON

di Carlo Goldoni

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Vortice -Teatro Fondamenta Nuove, Venezia / Teatro Carcano, Milano / Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”
in collaborazione con Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale / La Biennale di Venezia
Giulio Bosetti
regia di Giuseppe Emiliani

Le massere, La bottega del caffè, Il bugiardo, La famiglia dell’antiquario: alla lunga carriera di Giulio Bosetti, che gli ha permesso di interpretare tanti personaggi dai più grandi classici ai maggiori contemporanei, fra cui alcuni dei più significativi testi goldoniani, mancava ancora un capolavoro come Sior Todero brontolon. A invitarlo a questo appuntamento è stato il regista Giuseppe Emiliani, che lo scorso anno aveva registrato un personale successo con la messinscena de La donna serpente di Carlo Gozzi, sempre per la Biennale di Venezia.
“Lo straordinario risultato artistico della commedia Sior Todero brontolon è anzitutto frutto dell’eccezionale padronanza della tecnica teatrale di Goldoni e si fonda sulla delineatura a tutto tondo dei caratteri dei personaggi – scrive Giuseppe Emiliani. L’intera vicenda si svolge nell’arco di alcune ore di una giornata d’inverno in casa di Todero. Una casa che per volontà del vecchio “rustego” pare rinserrata in sé, escludente ogni tentazione di vita esterna, e più che mai spassi e divertimenti e persino “conversazioni”. E tuttavia la città, l’esterno, preme tutt’intorno e fa sentire la sua presenza, sicché quell’”ordene” che il burbero Todero con la sua gestione tirannica pretende di garantire in casa si rivela in realtà foriera di “desordene”.
Todero esige di essere in casa l’assoluto “patron” che pretende di sorvegliare tutti, che non tollera in casa la presenza di estranei, che inibisce ogni divertimento, ogni spasso, perchè li ritiene inutili motivi di spreco. La sua ossessione patologica del risparmio lo spinge a eccessi maniacali. Diffidente di ogni novità e prevenuto contro le apparenze che possono essere ingannatrici, Todero è di quelli che ritengono di essere capaci di tutto prevedere e determinare secondo il calcolo preciso del proprio profitto. I soldi, i “bezzi”, sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa in tutta la commedia. Per Todero i soldi sono una sorta di elemento vitale, da accumulare, senza riposo. Più che un riparo, o magari una fortezza, come avviene per i “rusteghi”, la sua casa si potrebbe definire letteralmente una cassaforte. In casa Todero è onnipresente. Non si muove foglia che egli non debba sapere, controllare, decidere. È il capofamiglia e quindi esige obbedienza assoluta e indiscussa, in nome di quel denaro che secondo la sua mentalità gli conferisce ogni autorità su quelli che da lui dipendono.
Todero non conosce ripensamenti e neppure perplessità. E anche se la commedia si conclude con una vittoria di Marcolina, Todero non è lo sconfitto dal momento che ottiene ciò che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo. In questa commedia non c’è “l’abbraccio finale”. Todero rimarrà sempre coerente con se stesso e incorreggibile.
Al di là della conclusione (momentanea) a lieto fine, i brontolamenti, la tirchieria, l’autoritarismo, la diffidenza di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo: e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa. La (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno, a ricominciare…” (dalle note di regia).

da www.labiennale.org

MESTRE - Teatro Toniolo
Tel. 0412749068/62

03/02/2008

ore 16:30

SIOR TODERO BRONTOLON

di Carlo Goldoni

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

Vortice -Teatro Fondamenta Nuove, Venezia / Teatro Carcano, Milano / Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”
in collaborazione con Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale / La Biennale di Venezia
Giulio Bosetti
regia di Giuseppe Emiliani

Le massere, La bottega del caffè, Il bugiardo, La famiglia dell’antiquario: alla lunga carriera di Giulio Bosetti, che gli ha permesso di interpretare tanti personaggi dai più grandi classici ai maggiori contemporanei, fra cui alcuni dei più significativi testi goldoniani, mancava ancora un capolavoro come Sior Todero brontolon. A invitarlo a questo appuntamento è stato il regista Giuseppe Emiliani, che lo scorso anno aveva registrato un personale successo con la messinscena de La donna serpente di Carlo Gozzi, sempre per la Biennale di Venezia.
“Lo straordinario risultato artistico della commedia Sior Todero brontolon è anzitutto frutto dell’eccezionale padronanza della tecnica teatrale di Goldoni e si fonda sulla delineatura a tutto tondo dei caratteri dei personaggi – scrive Giuseppe Emiliani. L’intera vicenda si svolge nell’arco di alcune ore di una giornata d’inverno in casa di Todero. Una casa che per volontà del vecchio “rustego” pare rinserrata in sé, escludente ogni tentazione di vita esterna, e più che mai spassi e divertimenti e persino “conversazioni”. E tuttavia la città, l’esterno, preme tutt’intorno e fa sentire la sua presenza, sicché quell’”ordene” che il burbero Todero con la sua gestione tirannica pretende di garantire in casa si rivela in realtà foriera di “desordene”.
Todero esige di essere in casa l’assoluto “patron” che pretende di sorvegliare tutti, che non tollera in casa la presenza di estranei, che inibisce ogni divertimento, ogni spasso, perchè li ritiene inutili motivi di spreco. La sua ossessione patologica del risparmio lo spinge a eccessi maniacali. Diffidente di ogni novità e prevenuto contro le apparenze che possono essere ingannatrici, Todero è di quelli che ritengono di essere capaci di tutto prevedere e determinare secondo il calcolo preciso del proprio profitto. I soldi, i “bezzi”, sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa in tutta la commedia. Per Todero i soldi sono una sorta di elemento vitale, da accumulare, senza riposo. Più che un riparo, o magari una fortezza, come avviene per i “rusteghi”, la sua casa si potrebbe definire letteralmente una cassaforte. In casa Todero è onnipresente. Non si muove foglia che egli non debba sapere, controllare, decidere. È il capofamiglia e quindi esige obbedienza assoluta e indiscussa, in nome di quel denaro che secondo la sua mentalità gli conferisce ogni autorità su quelli che da lui dipendono.
Todero non conosce ripensamenti e neppure perplessità. E anche se la commedia si conclude con una vittoria di Marcolina, Todero non è lo sconfitto dal momento che ottiene ciò che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo. In questa commedia non c’è “l’abbraccio finale”. Todero rimarrà sempre coerente con se stesso e incorreggibile.
Al di là della conclusione (momentanea) a lieto fine, i brontolamenti, la tirchieria, l’autoritarismo, la diffidenza di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo: e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa. La (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno, a ricominciare…” (dalle note di regia).

da www.labiennale.org

MESTRE - Teatro Toniolo
Tel. 0412749068/62

05/02/2008

ore 21:00

SIOR TODERO BRONTOLON

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale

Thiene (VI)
 

Vortice -Teatro Fondamenta Nuove, Venezia / Teatro Carcano, Milano / Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”
in collaborazione con Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale / La Biennale di Venezia
Giulio Bosetti
regia di Giuseppe Emiliani

Le massere, La bottega del caffè, Il bugiardo, La famiglia dell’antiquario: alla lunga carriera di Giulio Bosetti, che gli ha permesso di interpretare tanti personaggi dai più grandi classici ai maggiori contemporanei, fra cui alcuni dei più significativi testi goldoniani, mancava ancora un capolavoro come Sior Todero brontolon. A invitarlo a questo appuntamento è stato il regista Giuseppe Emiliani, che lo scorso anno aveva registrato un personale successo con la messinscena de La donna serpente di Carlo Gozzi, sempre per la Biennale di Venezia.
“Lo straordinario risultato artistico della commedia Sior Todero brontolon è anzitutto frutto dell’eccezionale padronanza della tecnica teatrale di Goldoni e si fonda sulla delineatura a tutto tondo dei caratteri dei personaggi – scrive Giuseppe Emiliani. L’intera vicenda si svolge nell’arco di alcune ore di una giornata d’inverno in casa di Todero. Una casa che per volontà del vecchio “rustego” pare rinserrata in sé, escludente ogni tentazione di vita esterna, e più che mai spassi e divertimenti e persino “conversazioni”. E tuttavia la città, l’esterno, preme tutt’intorno e fa sentire la sua presenza, sicché quell’”ordene” che il burbero Todero con la sua gestione tirannica pretende di garantire in casa si rivela in realtà foriera di “desordene”.
Todero esige di essere in casa l’assoluto “patron” che pretende di sorvegliare tutti, che non tollera in casa la presenza di estranei, che inibisce ogni divertimento, ogni spasso, perchè li ritiene inutili motivi di spreco. La sua ossessione patologica del risparmio lo spinge a eccessi maniacali. Diffidente di ogni novità e prevenuto contro le apparenze che possono essere ingannatrici, Todero è di quelli che ritengono di essere capaci di tutto prevedere e determinare secondo il calcolo preciso del proprio profitto. I soldi, i “bezzi”, sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa in tutta la commedia. Per Todero i soldi sono una sorta di elemento vitale, da accumulare, senza riposo. Più che un riparo, o magari una fortezza, come avviene per i “rusteghi”, la sua casa si potrebbe definire letteralmente una cassaforte. In casa Todero è onnipresente. Non si muove foglia che egli non debba sapere, controllare, decidere. È il capofamiglia e quindi esige obbedienza assoluta e indiscussa, in nome di quel denaro che secondo la sua mentalità gli conferisce ogni autorità su quelli che da lui dipendono.
Todero non conosce ripensamenti e neppure perplessità. E anche se la commedia si conclude con una vittoria di Marcolina, Todero non è lo sconfitto dal momento che ottiene ciò che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo. In questa commedia non c’è “l’abbraccio finale”. Todero rimarrà sempre coerente con se stesso e incorreggibile.
Al di là della conclusione (momentanea) a lieto fine, i brontolamenti, la tirchieria, l’autoritarismo, la diffidenza di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo: e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa. La (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno, a ricominciare…” (dalle note di regia).

da www.labiennale.org

THIENE - Teatro Comunale
Tel. 0445804745 - 804943

06/02/2008

ore 21:00

SIOR TODERO BRONTOLON

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale

Thiene (VI)
 

Vortice -Teatro Fondamenta Nuove, Venezia / Teatro Carcano, Milano / Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”
in collaborazione con Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale / La Biennale di Venezia
Giulio Bosetti
regia di Giuseppe Emiliani

Le massere, La bottega del caffè, Il bugiardo, La famiglia dell’antiquario: alla lunga carriera di Giulio Bosetti, che gli ha permesso di interpretare tanti personaggi dai più grandi classici ai maggiori contemporanei, fra cui alcuni dei più significativi testi goldoniani, mancava ancora un capolavoro come Sior Todero brontolon. A invitarlo a questo appuntamento è stato il regista Giuseppe Emiliani, che lo scorso anno aveva registrato un personale successo con la messinscena de La donna serpente di Carlo Gozzi, sempre per la Biennale di Venezia.
“Lo straordinario risultato artistico della commedia Sior Todero brontolon è anzitutto frutto dell’eccezionale padronanza della tecnica teatrale di Goldoni e si fonda sulla delineatura a tutto tondo dei caratteri dei personaggi – scrive Giuseppe Emiliani. L’intera vicenda si svolge nell’arco di alcune ore di una giornata d’inverno in casa di Todero. Una casa che per volontà del vecchio “rustego” pare rinserrata in sé, escludente ogni tentazione di vita esterna, e più che mai spassi e divertimenti e persino “conversazioni”. E tuttavia la città, l’esterno, preme tutt’intorno e fa sentire la sua presenza, sicché quell’”ordene” che il burbero Todero con la sua gestione tirannica pretende di garantire in casa si rivela in realtà foriera di “desordene”.
Todero esige di essere in casa l’assoluto “patron” che pretende di sorvegliare tutti, che non tollera in casa la presenza di estranei, che inibisce ogni divertimento, ogni spasso, perchè li ritiene inutili motivi di spreco. La sua ossessione patologica del risparmio lo spinge a eccessi maniacali. Diffidente di ogni novità e prevenuto contro le apparenze che possono essere ingannatrici, Todero è di quelli che ritengono di essere capaci di tutto prevedere e determinare secondo il calcolo preciso del proprio profitto. I soldi, i “bezzi”, sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa in tutta la commedia. Per Todero i soldi sono una sorta di elemento vitale, da accumulare, senza riposo. Più che un riparo, o magari una fortezza, come avviene per i “rusteghi”, la sua casa si potrebbe definire letteralmente una cassaforte. In casa Todero è onnipresente. Non si muove foglia che egli non debba sapere, controllare, decidere. È il capofamiglia e quindi esige obbedienza assoluta e indiscussa, in nome di quel denaro che secondo la sua mentalità gli conferisce ogni autorità su quelli che da lui dipendono.
Todero non conosce ripensamenti e neppure perplessità. E anche se la commedia si conclude con una vittoria di Marcolina, Todero non è lo sconfitto dal momento che ottiene ciò che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo. In questa commedia non c’è “l’abbraccio finale”. Todero rimarrà sempre coerente con se stesso e incorreggibile.
Al di là della conclusione (momentanea) a lieto fine, i brontolamenti, la tirchieria, l’autoritarismo, la diffidenza di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo: e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa. La (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno, a ricominciare…” (dalle note di regia).

da www.labiennale.org

THIENE - Teatro Comunale
Tel. 0445804745 - 804943

07/02/2008

ore 21:00

SIOR TODERO BRONTOLON

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale

Thiene (VI)
 

Vortice -Teatro Fondamenta Nuove, Venezia / Teatro Carcano, Milano / Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”
in collaborazione con Comune di Venezia – Assessorato alla Produzione Culturale / La Biennale di Venezia
Giulio Bosetti
regia di Giuseppe Emiliani

Le massere, La bottega del caffè, Il bugiardo, La famiglia dell’antiquario: alla lunga carriera di Giulio Bosetti, che gli ha permesso di interpretare tanti personaggi dai più grandi classici ai maggiori contemporanei, fra cui alcuni dei più significativi testi goldoniani, mancava ancora un capolavoro come Sior Todero brontolon. A invitarlo a questo appuntamento è stato il regista Giuseppe Emiliani, che lo scorso anno aveva registrato un personale successo con la messinscena de La donna serpente di Carlo Gozzi, sempre per la Biennale di Venezia.
“Lo straordinario risultato artistico della commedia Sior Todero brontolon è anzitutto frutto dell’eccezionale padronanza della tecnica teatrale di Goldoni e si fonda sulla delineatura a tutto tondo dei caratteri dei personaggi – scrive Giuseppe Emiliani. L’intera vicenda si svolge nell’arco di alcune ore di una giornata d’inverno in casa di Todero. Una casa che per volontà del vecchio “rustego” pare rinserrata in sé, escludente ogni tentazione di vita esterna, e più che mai spassi e divertimenti e persino “conversazioni”. E tuttavia la città, l’esterno, preme tutt’intorno e fa sentire la sua presenza, sicché quell’”ordene” che il burbero Todero con la sua gestione tirannica pretende di garantire in casa si rivela in realtà foriera di “desordene”.
Todero esige di essere in casa l’assoluto “patron” che pretende di sorvegliare tutti, che non tollera in casa la presenza di estranei, che inibisce ogni divertimento, ogni spasso, perchè li ritiene inutili motivi di spreco. La sua ossessione patologica del risparmio lo spinge a eccessi maniacali. Diffidente di ogni novità e prevenuto contro le apparenze che possono essere ingannatrici, Todero è di quelli che ritengono di essere capaci di tutto prevedere e determinare secondo il calcolo preciso del proprio profitto. I soldi, i “bezzi”, sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa in tutta la commedia. Per Todero i soldi sono una sorta di elemento vitale, da accumulare, senza riposo. Più che un riparo, o magari una fortezza, come avviene per i “rusteghi”, la sua casa si potrebbe definire letteralmente una cassaforte. In casa Todero è onnipresente. Non si muove foglia che egli non debba sapere, controllare, decidere. È il capofamiglia e quindi esige obbedienza assoluta e indiscussa, in nome di quel denaro che secondo la sua mentalità gli conferisce ogni autorità su quelli che da lui dipendono.
Todero non conosce ripensamenti e neppure perplessità. E anche se la commedia si conclude con una vittoria di Marcolina, Todero non è lo sconfitto dal momento che ottiene ciò che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo. In questa commedia non c’è “l’abbraccio finale”. Todero rimarrà sempre coerente con se stesso e incorreggibile.
Al di là della conclusione (momentanea) a lieto fine, i brontolamenti, la tirchieria, l’autoritarismo, la diffidenza di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo: e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa. La (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno, a ricominciare…” (dalle note di regia).

da www.labiennale.org

THIENE - Teatro Comunale
Tel. 0445804745 - 804943

27/03/2008

ore 21:00

LA BUONA MADRE

di Carlo Goldoni

Teatro di Mirano

Mirano (VE)
 

Gruppodacapo
Compagnia di Teatro I Fratellini
riduzione, adattamento e regia di Stefano Pagin

Scritta per il carnevale del 1761, La buona madre è la storia di un complotto di donne contro un uomo, di cui si vuole impedire la maturazione sentimentale e virile: un figlio si innamora di una ragazza che forse non lo ama, alla quale fa credere di essere ricco, mentre la madre mette in campo le sue strategie per farlo sposare a una ricca vedova, salvando così le sorti di una casa ormai in rovina. Una tragedia edipica col tono di commedia, nell’idea registica di Stefano Pagin, che rafforza con la riduzione dei personaggi originari a tre donne e un uomo – con conseguente sovrapposizione di ruoli per cui, ad esempio, la ricca vedova e la ragazza di cui si innamora Nicoletto sono interpretati dalla stessa attrice – e collocando la vicenda in una dimensione onirica.

“L’idea del complotto, per la quale si è operata questa riduzione, è strutturale. Appartiene alla regia. Il sodalizio delle tre donne (Barbara, Agnese e Margarita) ai danni del figlio è sotterraneo, ancestrale, sta nei sottotesti, nelle pause, negli sguardi, mai in uno svelato accordo. Insomma non si vedranno confabulare di nascosto. Non credo che tale sodalizio debba appartenere del tutto anche alla consapevolezza dei personaggi. La stessa inconsapevolezza vale per l’innamoramento di Margarita (la serva di casa) nei confronti di Nicoletto. Questo è forse il personaggio più difficile da rappresentare poiché il meno “scritto”. Ha bisogno della costruzione di un movente; molto chiaro invece per i personaggi di Agnese – la ricca vedova - e Barbara - la”buona madre” del titolo. Per questo mi sembra che fornirla di una tensione amorosa per il ragazzo, tensione ovviamente frustrata, possa essere il punto di partenza necessario per capire il motivo della sua rivalità con Agnese e Daniela e delle pulci all’orecchio lanciate a Barbara fin dall’inizio della commedia” (Stefano Pagin).

da www.labiennale.org

MIRANO - Teatro di Mirano
Tel. 041431028

02/04/2008

ore 20:45

LA BUONA MADRE

di Carlo Goldoni

Teatro Accademico

Castelfranco (TV)
 

Gruppodacapo
Compagnia di Teatro I Fratellini
riduzione, adattamento e regia di Stefano Pagin

Scritta per il carnevale del 1761, La buona madre è la storia di un complotto di donne contro un uomo, di cui si vuole impedire la maturazione sentimentale e virile: un figlio si innamora di una ragazza che forse non lo ama, alla quale fa credere di essere ricco, mentre la madre mette in campo le sue strategie per farlo sposare a una ricca vedova, salvando così le sorti di una casa ormai in rovina. Una tragedia edipica col tono di commedia, nell’idea registica di Stefano Pagin, che rafforza con la riduzione dei personaggi originari a tre donne e un uomo – con conseguente sovrapposizione di ruoli per cui, ad esempio, la ricca vedova e la ragazza di cui si innamora Nicoletto sono interpretati dalla stessa attrice – e collocando la vicenda in una dimensione onirica.

“L’idea del complotto, per la quale si è operata questa riduzione, è strutturale. Appartiene alla regia. Il sodalizio delle tre donne (Barbara, Agnese e Margarita) ai danni del figlio è sotterraneo, ancestrale, sta nei sottotesti, nelle pause, negli sguardi, mai in uno svelato accordo. Insomma non si vedranno confabulare di nascosto. Non credo che tale sodalizio debba appartenere del tutto anche alla consapevolezza dei personaggi. La stessa inconsapevolezza vale per l’innamoramento di Margarita (la serva di casa) nei confronti di Nicoletto. Questo è forse il personaggio più difficile da rappresentare poiché il meno “scritto”. Ha bisogno della costruzione di un movente; molto chiaro invece per i personaggi di Agnese – la ricca vedova - e Barbara - la”buona madre” del titolo. Per questo mi sembra che fornirla di una tensione amorosa per il ragazzo, tensione ovviamente frustrata, possa essere il punto di partenza necessario per capire il motivo della sua rivalità con Agnese e Daniela e delle pulci all’orecchio lanciate a Barbara fin dall’inizio della commedia” (Stefano Pagin).

da www.labiennale.org

CASTELFRANCO VENETO - Teatro Accademico
Tel. 0423735660 - 735600

03/04/2008

ore 20:45

LA BUONA MADRE

di Carlo Goldoni

Teatro Accademico

Castelfranco (TV)
 

Gruppodacapo
Compagnia di Teatro I Fratellini
riduzione, adattamento e regia di Stefano Pagin

Scritta per il carnevale del 1761, La buona madre è la storia di un complotto di donne contro un uomo, di cui si vuole impedire la maturazione sentimentale e virile: un figlio si innamora di una ragazza che forse non lo ama, alla quale fa credere di essere ricco, mentre la madre mette in campo le sue strategie per farlo sposare a una ricca vedova, salvando così le sorti di una casa ormai in rovina. Una tragedia edipica col tono di commedia, nell’idea registica di Stefano Pagin, che rafforza con la riduzione dei personaggi originari a tre donne e un uomo – con conseguente sovrapposizione di ruoli per cui, ad esempio, la ricca vedova e la ragazza di cui si innamora Nicoletto sono interpretati dalla stessa attrice – e collocando la vicenda in una dimensione onirica.

“L’idea del complotto, per la quale si è operata questa riduzione, è strutturale. Appartiene alla regia. Il sodalizio delle tre donne (Barbara, Agnese e Margarita) ai danni del figlio è sotterraneo, ancestrale, sta nei sottotesti, nelle pause, negli sguardi, mai in uno svelato accordo. Insomma non si vedranno confabulare di nascosto. Non credo che tale sodalizio debba appartenere del tutto anche alla consapevolezza dei personaggi. La stessa inconsapevolezza vale per l’innamoramento di Margarita (la serva di casa) nei confronti di Nicoletto. Questo è forse il personaggio più difficile da rappresentare poiché il meno “scritto”. Ha bisogno della costruzione di un movente; molto chiaro invece per i personaggi di Agnese – la ricca vedova - e Barbara - la”buona madre” del titolo. Per questo mi sembra che fornirla di una tensione amorosa per il ragazzo, tensione ovviamente frustrata, possa essere il punto di partenza necessario per capire il motivo della sua rivalità con Agnese e Daniela e delle pulci all’orecchio lanciate a Barbara fin dall’inizio della commedia” (Stefano Pagin).

da www.labiennale.org

CASTELFRANCO VENETO - Teatro Accademico
Tel. 0423735660 - 735600

27/05/2008

ore 21:00

LA SPOSA PERSIANA

di Carlo Goldoni

Palazzo del Turismo

Montegrotto Terme (PD)
 

La Piccionaia - I Carrara Teatro Stabile di Innovazione
Mariano Rigillo, Debora Caprioglio e Anna Teresa Rossini
testo e regia di Giancarlo Marinelli

LA SPOSA PERSIANA è senza dubbio una delle commedie più “anomale” di tutta la grande produzione di Carlo Goldoni. Non tanto e non solo per la sua ambientazione esotica, lontana da calli, vicoli, campielli e piazze, (siano esse appartenenti alla madre Venezia o alla matrigna Parigi), quanto per il tono “tragicomico”, cadenzato da una esuberante sensualità e da un’accigliata, risentita, a tratti cinica descrizione dell’animo dei protagonisti. Il tessuto narrativo, apparentemente, rimanda alla consueta architettura goldoniana; la sposa persiana,a cui il titolo allude, neutralizza con ferma determinazione e con commossa partecipazione il caos amoroso di cui è preda il giovane marito, il viziato e vizioso Tamas, riuscendo a vincere il quasi ipnotico legame che unisce quest’ultimo ad una bellissima, “panterina”, schiava dell’harem chiamata Ircana, assoluta, prepotente padrona del cuore di Tamas. Sullo sfondo si intravedono i disegni tradizionali dei due Vecchi, tratteggiati come consuoceri che provengono da mondi opposti ed inconciliabili, (il borghese, finanziere Machmud, padre dello sposo, da una parte; l’impulsivo e violento Osmano, padre della sposa, dall’altra), mentre, in una cornice drammaturgica ancor più lieve, emerge la corte annoiata delle schiave, un amico dedito al rito perpetuo dell’oppio e del caffè, e la schiera di velenose meretrici e bronzei guerrieri di corte, pronti a tutto. E’ indubbio che un progetto di allestimento scenico de LA SPOSA PERSIANA, (che deve passare per una rigorosa rivisitazione e riscrittura del testo), getta interessanti ed inquietanti spunti sulla finestra drammatica del presente. Se gli spettatori contemporanei a Goldoni venivano affascinati da elementi narrativi per loro immediatamente riconoscibili, dove identificavano le tracce di un mondo lontano e per questo ai limiti del favolistico, per il pubblico di oggi invece la condizione femminile raccontata dalla già ricordata “anomala”, per certi versi, snaturata penna goldoniana, in un territorio come l’antica Persia, oggi scenario di guerra, di minaccia, di diritti delle donne violati, (o valorizzati, a seconda della prospettiva…), da quella che non esito a definire una potente teocrazia, viene genialmente risolta nel liberatorio finale del riscatto definitivo della schiava, grazie all’intervento di un’altra donna, (la sposa persiana, appunto), nonostante tra le due, lungo tutto il racconto, sia scaturita una vera e propria guerra senza esclusione di colpi. Due inimitabili, folgoranti ritratti di donne, che, persino nella secolare difficoltà a vivere la propria identità, nel mondo medio-orientale, non rinunciano alla loro indelebile fama di “creatrici della storia”, di “macchine del tempo”, che tutto acquietano, prevedono, risolvono.

da www.piccionaia.it

MONTEGROTTO TERME - Palazzo del Turismo
Tel. 0498928782

28/05/2008

ore 21:00

LA SPOSA PERSIANA

di Carlo Goldoni

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

La Piccionaia - I Carrara Teatro Stabile di Innovazione
Mariano Rigillo, Debora Caprioglio e Anna Teresa Rossini
testo e regia di Giancarlo Marinelli

LA SPOSA PERSIANA è senza dubbio una delle commedie più “anomale” di tutta la grande produzione di Carlo Goldoni. Non tanto e non solo per la sua ambientazione esotica, lontana da calli, vicoli, campielli e piazze, (siano esse appartenenti alla madre Venezia o alla matrigna Parigi), quanto per il tono “tragicomico”, cadenzato da una esuberante sensualità e da un’accigliata, risentita, a tratti cinica descrizione dell’animo dei protagonisti. Il tessuto narrativo, apparentemente, rimanda alla consueta architettura goldoniana; la sposa persiana,a cui il titolo allude, neutralizza con ferma determinazione e con commossa partecipazione il caos amoroso di cui è preda il giovane marito, il viziato e vizioso Tamas, riuscendo a vincere il quasi ipnotico legame che unisce quest’ultimo ad una bellissima, “panterina”, schiava dell’harem chiamata Ircana, assoluta, prepotente padrona del cuore di Tamas. Sullo sfondo si intravedono i disegni tradizionali dei due Vecchi, tratteggiati come consuoceri che provengono da mondi opposti ed inconciliabili, (il borghese, finanziere Machmud, padre dello sposo, da una parte; l’impulsivo e violento Osmano, padre della sposa, dall’altra), mentre, in una cornice drammaturgica ancor più lieve, emerge la corte annoiata delle schiave, un amico dedito al rito perpetuo dell’oppio e del caffè, e la schiera di velenose meretrici e bronzei guerrieri di corte, pronti a tutto. E’ indubbio che un progetto di allestimento scenico de LA SPOSA PERSIANA, (che deve passare per una rigorosa rivisitazione e riscrittura del testo), getta interessanti ed inquietanti spunti sulla finestra drammatica del presente. Se gli spettatori contemporanei a Goldoni venivano affascinati da elementi narrativi per loro immediatamente riconoscibili, dove identificavano le tracce di un mondo lontano e per questo ai limiti del favolistico, per il pubblico di oggi invece la condizione femminile raccontata dalla già ricordata “anomala”, per certi versi, snaturata penna goldoniana, in un territorio come l’antica Persia, oggi scenario di guerra, di minaccia, di diritti delle donne violati, (o valorizzati, a seconda della prospettiva…), da quella che non esito a definire una potente teocrazia, viene genialmente risolta nel liberatorio finale del riscatto definitivo della schiava, grazie all’intervento di un’altra donna, (la sposa persiana, appunto), nonostante tra le due, lungo tutto il racconto, sia scaturita una vera e propria guerra senza esclusione di colpi. Due inimitabili, folgoranti ritratti di donne, che, persino nella secolare difficoltà a vivere la propria identità, nel mondo medio-orientale, non rinunciano alla loro indelebile fama di “creatrici della storia”, di “macchine del tempo”, che tutto acquietano, prevedono, risolvono.

da www.piccionaia.it

MESTRE - Teatro Toniolo
Tel. 0412749068/62

29/05/2008

ore 21:00

LA SPOSA PERSIANA

di Carlo Goldoni

Teatro Toniolo

Mestre (VE)
 

La Piccionaia - I Carrara Teatro Stabile di Innovazione
Mariano Rigillo, Debora Caprioglio e Anna Teresa Rossini
testo e regia di Giancarlo Marinelli

LA SPOSA PERSIANA è senza dubbio una delle commedie più “anomale” di tutta la grande produzione di Carlo Goldoni. Non tanto e non solo per la sua ambientazione esotica, lontana da calli, vicoli, campielli e piazze, (siano esse appartenenti alla madre Venezia o alla matrigna Parigi), quanto per il tono “tragicomico”, cadenzato da una esuberante sensualità e da un’accigliata, risentita, a tratti cinica descrizione dell’animo dei protagonisti. Il tessuto narrativo, apparentemente, rimanda alla consueta architettura goldoniana; la sposa persiana,a cui il titolo allude, neutralizza con ferma determinazione e con commossa partecipazione il caos amoroso di cui è preda il giovane marito, il viziato e vizioso Tamas, riuscendo a vincere il quasi ipnotico legame che unisce quest’ultimo ad una bellissima, “panterina”, schiava dell’harem chiamata Ircana, assoluta, prepotente padrona del cuore di Tamas. Sullo sfondo si intravedono i disegni tradizionali dei due Vecchi, tratteggiati come consuoceri che provengono da mondi opposti ed inconciliabili, (il borghese, finanziere Machmud, padre dello sposo, da una parte; l’impulsivo e violento Osmano, padre della sposa, dall’altra), mentre, in una cornice drammaturgica ancor più lieve, emerge la corte annoiata delle schiave, un amico dedito al rito perpetuo dell’oppio e del caffè, e la schiera di velenose meretrici e bronzei guerrieri di corte, pronti a tutto. E’ indubbio che un progetto di allestimento scenico de LA SPOSA PERSIANA, (che deve passare per una rigorosa rivisitazione e riscrittura del testo), getta interessanti ed inquietanti spunti sulla finestra drammatica del presente. Se gli spettatori contemporanei a Goldoni venivano affascinati da elementi narrativi per loro immediatamente riconoscibili, dove identificavano le tracce di un mondo lontano e per questo ai limiti del favolistico, per il pubblico di oggi invece la condizione femminile raccontata dalla già ricordata “anomala”, per certi versi, snaturata penna goldoniana, in un territorio come l’antica Persia, oggi scenario di guerra, di minaccia, di diritti delle donne violati, (o valorizzati, a seconda della prospettiva…), da quella che non esito a definire una potente teocrazia, viene genialmente risolta nel liberatorio finale del riscatto definitivo della schiava, grazie all’intervento di un’altra donna, (la sposa persiana, appunto), nonostante tra le due, lungo tutto il racconto, sia scaturita una vera e propria guerra senza esclusione di colpi. Due inimitabili, folgoranti ritratti di donne, che, persino nella secolare difficoltà a vivere la propria identità, nel mondo medio-orientale, non rinunciano alla loro indelebile fama di “creatrici della storia”, di “macchine del tempo”, che tutto acquietano, prevedono, risolvono.

da www.piccionaia.it

MESTRE - Teatro Toniolo
Tel. 0412749068/62

31/05/2008

ore 21:00

LA SPOSA PERSIANA

di Carlo Goldoni

Teatro Sociale

Rovigo (RO)
 

La Piccionaia - I Carrara Teatro Stabile di Innovazione
Mariano Rigillo, Debora Caprioglio e Anna Teresa Rossini
testo e regia di Giancarlo Marinelli

LA SPOSA PERSIANA è senza dubbio una delle commedie più “anomale” di tutta la grande produzione di Carlo Goldoni. Non tanto e non solo per la sua ambientazione esotica, lontana da calli, vicoli, campielli e piazze, (siano esse appartenenti alla madre Venezia o alla matrigna Parigi), quanto per il tono “tragicomico”, cadenzato da una esuberante sensualità e da un’accigliata, risentita, a tratti cinica descrizione dell’animo dei protagonisti. Il tessuto narrativo, apparentemente, rimanda alla consueta architettura goldoniana; la sposa persiana,a cui il titolo allude, neutralizza con ferma determinazione e con commossa partecipazione il caos amoroso di cui è preda il giovane marito, il viziato e vizioso Tamas, riuscendo a vincere il quasi ipnotico legame che unisce quest’ultimo ad una bellissima, “panterina”, schiava dell’harem chiamata Ircana, assoluta, prepotente padrona del cuore di Tamas. Sullo sfondo si intravedono i disegni tradizionali dei due Vecchi, tratteggiati come consuoceri che provengono da mondi opposti ed inconciliabili, (il borghese, finanziere Machmud, padre dello sposo, da una parte; l’impulsivo e violento Osmano, padre della sposa, dall’altra), mentre, in una cornice drammaturgica ancor più lieve, emerge la corte annoiata delle schiave, un amico dedito al rito perpetuo dell’oppio e del caffè, e la schiera di velenose meretrici e bronzei guerrieri di corte, pronti a tutto. E’ indubbio che un progetto di allestimento scenico de LA SPOSA PERSIANA, (che deve passare per una rigorosa rivisitazione e riscrittura del testo), getta interessanti ed inquietanti spunti sulla finestra drammatica del presente. Se gli spettatori contemporanei a Goldoni venivano affascinati da elementi narrativi per loro immediatamente riconoscibili, dove identificavano le tracce di un mondo lontano e per questo ai limiti del favolistico, per il pubblico di oggi invece la condizione femminile raccontata dalla già ricordata “anomala”, per certi versi, snaturata penna goldoniana, in un territorio come l’antica Persia, oggi scenario di guerra, di minaccia, di diritti delle donne violati, (o valorizzati, a seconda della prospettiva…), da quella che non esito a definire una potente teocrazia, viene genialmente risolta nel liberatorio finale del riscatto definitivo della schiava, grazie all’intervento di un’altra donna, (la sposa persiana, appunto), nonostante tra le due, lungo tutto il racconto, sia scaturita una vera e propria guerra senza esclusione di colpi. Due inimitabili, folgoranti ritratti di donne, che, persino nella secolare difficoltà a vivere la propria identità, nel mondo medio-orientale, non rinunciano alla loro indelebile fama di “creatrici della storia”, di “macchine del tempo”, che tutto acquietano, prevedono, risolvono.

da www.piccionaia.it

ROVIGO - Teatro Sociale
Tel. 042525614

Cesare De Michelis

05/11/2007

ore 20:30

GOLDONI NOSTRO CONTEMPORANEO

Una serata a teatro con Cesare De Michelis ed Eros Pagni

Teatro Comunale Carlo Goldoni

Venezia (VE)
 

“GOLDONI NOSTRO CONTEMPORANEO. Una serata a teatro con Cesare De Michelis ed Eros Pagni” è il titolo dell'evento in programma lunedì 5 novembre alle 20.30 al Teatro Goldoni di Venezia, in anteprima alla Stagione di Prosa 2007-2008. Nel corso della conferenza-spettacolo Cesare De Michelis proporrà appunti e riflessioni sul grande commediografo, contrappuntati da letture di pagine goldoniane proposte dalla voce di Eros Pagni. La serata verrà replicata il giorno successivo, martedì 6 novembre, alle 20.45 al Teatro Verdi di Padova.

Il Teatro Goldoni propone, nell'ormai tradizionale a prologo della nuova stagione di prosa, un prezioso appuntamento dedicato alla figura di Carlo Goldoni, filo conduttore di questo 2007, nel Tricentenario della nascita. Si può raccontare la storia di Carlo Goldoni in una serata? La sfida di Cesare De Michelis è tutta qui: «Goldoni nostro contemporaneo» vuole evocare la figura e l’opera del commediografo veneziano, non rinnovare o aggiornarne il mito che dura da quando lo scrittore decise di abbandonare la sua città per trasferirsi a Parigi rinunciando in questo modo al calore del suo pubblico e preferendogli la scena della vincente modernità europea. Di quella, dell’emozione di un generale rinnovamento della società e della cultura, Goldoni volle essere testimone privilegiato e in qualche modo attore, anche a costo di qualche dolorosa rinuncia, persino di un passo indietro rispetto ai successi ottenuti. Ascoltando il più possibile Goldoni con le sue stesse parole affidate all’interpretazione di Eros Pagni, perché lo scrittore è sempre stato lucidamente cosciente di quel che veniva facendo, il suo discorso si rivela di suggestiva attualità, persino la sua malinconica ipocondria si finisce per sentirla struggentemente prossima. Insomma un Goldoni insolito, meno pacifico o bonario, più inquieto e sofferente, che comunque scrive senza tregua, perché questo impone la modernità.

Cesare De Michelis è professore di letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova e presiede l’Edizione Nazionale delle Opere di Carlo Goldoni.

Eros Pagni, dopo il grande successo nei panni di Shylock ne Il Mercante di Venezia dello scorso anno, inaugurerà la Stagione 2007-2008 del Teatro Stabile del Veneto con La Famiglia dell'Antiquario per la regia di Lluís Pasqual.

Biglietti: posto unico numerato € 5

Cesare De Michelis

06/11/2007

ore 20:45

GOLDONI NOSTRO CONTEMPORANEO

Una serata a teatro con Cesare De Michelis ed Eros Pagni

Teatro Verdi

Padova (PD)
 

“GOLDONI NOSTRO CONTEMPORANEO. Una serata a teatro con Cesare De Michelis ed Eros Pagni” è il titolo dell'evento in programma lunedì 5 novembre alle 20.30 al Teatro Goldoni di Venezia, in anteprima alla Stagione di Prosa 2007-2008 e martedì 6 novembre, alle 20.45 al Teatro Verdi di Padova.
Nel corso della conferenza-spettacolo Cesare De Michelis proporrà appunti e riflessioni sul grande commediografo, contrappuntati da letture di pagine goldoniane proposte dalla voce di Eros Pagni.
Il Teatro Goldoni propone, nell'ormai tradizionale a prologo della nuova stagione di prosa, un prezioso appuntamento dedicato alla figura di Carlo Goldoni, filo conduttore di questo 2007, nel Tricentenario della nascita. Si può raccontare la storia di Carlo Goldoni in una serata? La sfida di Cesare De Michelis è tutta qui: «Goldoni nostro contemporaneo» vuole evocare la figura e l’opera del commediografo veneziano, non rinnovare o aggiornarne il mito che dura da quando lo scrittore decise di abbandonare la sua città per trasferirsi a Parigi rinunciando in questo modo al calore del suo pubblico e preferendogli la scena della vincente modernità europea. Di quella, dell’emozione di un generale rinnovamento della società e della cultura, Goldoni volle essere testimone privilegiato e in qualche modo attore, anche a costo di qualche dolorosa rinuncia, persino di un passo indietro rispetto ai successi ottenuti. Ascoltando il più possibile Goldoni con le sue stesse parole affidate all’interpretazione di Eros Pagni, perché lo scrittore è sempre stato lucidamente cosciente di quel che veniva facendo, il suo discorso si rivela di suggestiva attualità, persino la sua malinconica ipocondria si finisce per sentirla struggentemente prossima. Insomma un Goldoni insolito, meno pacifico o bonario, più inquieto e sofferente, che comunque scrive senza tregua, perché questo impone la modernità.

Cesare De Michelis è professore di letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Padova e presiede l’Edizione Nazionale delle Opere di Carlo Goldoni.

Eros Pagni, dopo il grande successo nei panni di Shylock ne Il Mercante di Venezia dello scorso anno, inaugurerà la Stagione 2007-2008 del Teatro Stabile del Veneto con La Famiglia dell'Antiquario per la regia di Lluís Pasqual.

Biglietti: posto unico numerato € 5

Famiglia Antiquario

07/11/2007

ore 20:30

LA FAMIGLIA DELL’ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale Carlo Goldoni

Venezia (VE)
 

La Stagione di Prosa 2007-2008 del Teatro Goldoni di Venezia inaugura con “La famiglia dell’antiquario” di Carlo Goldoni, con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci e con la regia di Lluís Pasqual. Lo spettacolo, in scena fino a domenica 11 novembre, è prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione Veneto. Le scene sono di Ezio Frigerio, i costumi di Franca Squarciapino, le musiche di Antonio Di Pofi. La famiglia dell'antiquario sarà al Teatro Verdi di Padova dall'11 al 16 dicembre 2007.

Lo spettacolo ha debuttato con grande successo lo scorso luglio nell’ambito del 39. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale. Ed è stato anche ospite del prestigioso Festival Grec di Barcellona

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine Teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque Teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!"
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica
dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi (Beckett in Aspettando Godot, Cechov ne Il giardino dei ciliegi, Verdi nel Falstaff) non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto? Cioè che non si leggesse il segno della mia mano. E torniamo al punto di partenza, la miglior regia che potrei mai fare è accompagnare il pubblico attraverso il testo e i personaggi dentro al respiro di Carlo Goldoni".


Prevendita da venerdì 2 novembre alla biglietteria del Teatro Goldoni e ai punti vendita HelloVenezia (Venezia: Teatro La Fenice, Piazzale Roma, Ferrovia; Mestre: c/o Centro Vesta, via Cardinal Massaia; Dolo: via Mazzini, 16). Informazioni e prenotazioni telefoniche: HelloVenezia 041.24.24. Prevendite on-line www.teatrostabileveneto.it

Famiglia Antiquario

08/11/2007

ore 20:30

LA FAMIGLIA DELL’ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale Carlo Goldoni

Venezia (VE)
 

La Stagione di Prosa 2007-2008 del Teatro Goldoni di Venezia inaugura con “La famiglia dell’antiquario” di Carlo Goldoni, con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci e con la regia di Lluís Pasqual. Lo spettacolo, in scena fino a domenica 11 novembre, è prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione Veneto. Le scene sono di Ezio Frigerio, i costumi di Franca Squarciapino, le musiche di Antonio Di Pofi. La famiglia dell'antiquario sarà al Teatro Verdi di Padova dall'11 al 16 dicembre 2007.

Lo spettacolo ha debuttato con grande successo lo scorso luglio nell’ambito del 39. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale. Ed è stato anche ospite del prestigioso Festival Grec di Barcellona

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine Teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque Teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!"
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica
dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi (Beckett in Aspettando Godot, Cechov ne Il giardino dei ciliegi, Verdi nel Falstaff) non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto? Cioè che non si leggesse il segno della mia mano. E torniamo al punto di partenza, la miglior regia che potrei mai fare è accompagnare il pubblico attraverso il testo e i personaggi dentro al respiro di Carlo Goldoni".


Prevendita da venerdì 2 novembre alla biglietteria del Teatro Goldoni e ai punti vendita HelloVenezia (Venezia: Teatro La Fenice, Piazzale Roma, Ferrovia; Mestre: c/o Centro Vesta, via Cardinal Massaia; Dolo: via Mazzini, 16). Informazioni e prenotazioni telefoniche: HelloVenezia 041.24.24. Prevendite on-line www.teatrostabileveneto.it

Famiglia Antiquario

09/11/2007

ore 20:30

LA FAMIGLIA DELL’ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale Carlo Goldoni

Venezia (VE)
 

La Stagione di Prosa 2007-2008 del Teatro Goldoni di Venezia inaugura con “La famiglia dell’antiquario” di Carlo Goldoni, con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci e con la regia di Lluís Pasqual. Lo spettacolo, in scena fino a domenica 11 novembre, è prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione Veneto. Le scene sono di Ezio Frigerio, i costumi di Franca Squarciapino, le musiche di Antonio Di Pofi. La famiglia dell'antiquario sarà al Teatro Verdi di Padova dall'11 al 16 dicembre 2007.

Lo spettacolo ha debuttato con grande successo lo scorso luglio nell’ambito del 39. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale. Ed è stato anche ospite del prestigioso Festival Grec di Barcellona

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine Teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque Teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!"
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica
dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi (Beckett in Aspettando Godot, Cechov ne Il giardino dei ciliegi, Verdi nel Falstaff) non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto? Cioè che non si leggesse il segno della mia mano. E torniamo al punto di partenza, la miglior regia che potrei mai fare è accompagnare il pubblico attraverso il testo e i personaggi dentro al respiro di Carlo Goldoni".


Prevendita da venerdì 2 novembre alla biglietteria del Teatro Goldoni e ai punti vendita HelloVenezia (Venezia: Teatro La Fenice, Piazzale Roma, Ferrovia; Mestre: c/o Centro Vesta, via Cardinal Massaia; Dolo: via Mazzini, 16). Informazioni e prenotazioni telefoniche: HelloVenezia 041.24.24. Prevendite on-line www.teatrostabileveneto.it

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10/11/2007

ore 20:30

LA FAMIGLIA DELL’ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale Carlo Goldoni

Venezia (VE)
 

La Stagione di Prosa 2007-2008 del Teatro Goldoni di Venezia inaugura con “La famiglia dell’antiquario” di Carlo Goldoni, con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci e con la regia di Lluís Pasqual. Lo spettacolo, in scena fino a domenica 11 novembre, è prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione Veneto. Le scene sono di Ezio Frigerio, i costumi di Franca Squarciapino, le musiche di Antonio Di Pofi. La famiglia dell'antiquario sarà al Teatro Verdi di Padova dall'11 al 16 dicembre 2007.

Lo spettacolo ha debuttato con grande successo lo scorso luglio nell’ambito del 39. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale. Ed è stato anche ospite del prestigioso Festival Grec di Barcellona

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine Teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque Teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!"
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica
dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi (Beckett in Aspettando Godot, Cechov ne Il giardino dei ciliegi, Verdi nel Falstaff) non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto? Cioè che non si leggesse il segno della mia mano. E torniamo al punto di partenza, la miglior regia che potrei mai fare è accompagnare il pubblico attraverso il testo e i personaggi dentro al respiro di Carlo Goldoni".


Prevendita da venerdì 2 novembre alla biglietteria del Teatro Goldoni e ai punti vendita HelloVenezia (Venezia: Teatro La Fenice, Piazzale Roma, Ferrovia; Mestre: c/o Centro Vesta, via Cardinal Massaia; Dolo: via Mazzini, 16). Informazioni e prenotazioni telefoniche: HelloVenezia 041.24.24. Prevendite on-line www.teatrostabileveneto.it

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11/11/2007

ore 20:30

LA FAMIGLIA DELL’ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale Carlo Goldoni

Venezia (VE)
 

La Stagione di Prosa 2007-2008 del Teatro Goldoni di Venezia inaugura con “La famiglia dell’antiquario” di Carlo Goldoni, con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci e con la regia di Lluís Pasqual. Lo spettacolo, in scena fino a domenica 11 novembre, è prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione Veneto. Le scene sono di Ezio Frigerio, i costumi di Franca Squarciapino, le musiche di Antonio Di Pofi. La famiglia dell'antiquario sarà al Teatro Verdi di Padova dall'11 al 16 dicembre 2007.

Lo spettacolo ha debuttato con grande successo lo scorso luglio nell’ambito del 39. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale. Ed è stato anche ospite del prestigioso Festival Grec di Barcellona

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine Teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque Teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!"
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica
dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi (Beckett in Aspettando Godot, Cechov ne Il giardino dei ciliegi, Verdi nel Falstaff) non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto? Cioè che non si leggesse il segno della mia mano. E torniamo al punto di partenza, la miglior regia che potrei mai fare è accompagnare il pubblico attraverso il testo e i personaggi dentro al respiro di Carlo Goldoni".


Prevendita da venerdì 2 novembre alla biglietteria del Teatro Goldoni e ai punti vendita HelloVenezia (Venezia: Teatro La Fenice, Piazzale Roma, Ferrovia; Mestre: c/o Centro Vesta, via Cardinal Massaia; Dolo: via Mazzini, 16). Informazioni e prenotazioni telefoniche: HelloVenezia 041.24.24. Prevendite on-line www.teatrostabileveneto.it

Famiglia Antiquario

11/12/2007

ore 20:45

LA FAMIGLIA DELL’ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Verdi

Padova (PD)
 

Già spettacolo di apertura della Stagione di Prosa 2007-2008 del Teatro Goldoni di Venezia, La famiglia dell’antiquario di Carlo Goldoni, sarà al Teatro Verdi di Padova dall'11 al 16 dicembre 2007. Lo spettacolo, con la regia di Lluís Pasqual che vede tra gli attori Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea e Anita Bartolucci, è prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione Veneto. Le scene sono di Ezio Frigerio, i costumi di Franca Squarciapino, le musiche di Antonio Di Pofi.

Lo spettacolo ha debuttato con grande successo lo scorso luglio nell’ambito del 39. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale. Ed è stato anche ospite del prestigioso Festival Grec di Barcellona

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine Teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque Teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!"
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco



mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica
dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi (Beckett in Aspettando Godot, Cechov ne Il giardino dei ciliegi, Verdi nel Falstaff) non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto? Cioè che non si leggesse il segno della mia mano. E torniamo al punto di partenza, la miglior regia che potrei mai fare è accompagnare il pubblico attraverso il testo e i personaggi dentro al respiro di Carlo Goldoni".


Prevendite on-line www.teatrostabileveneto.it

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12/12/2007

ore 20:45

LA FAMIGLIA DELL’ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Verdi

Padova (PD)
 

Già spettacolo di apertura della Stagione di Prosa 2007-2008 del Teatro Goldoni di Venezia, La famiglia dell’antiquario di Carlo Goldoni, sarà al Teatro Verdi di Padova dall'11 al 16 dicembre 2007. Lo spettacolo, con la regia di Lluís Pasqual che vede tra gli attori Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea e Anita Bartolucci, è prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione Veneto. Le scene sono di Ezio Frigerio, i costumi di Franca Squarciapino, le musiche di Antonio Di Pofi.

Lo spettacolo ha debuttato con grande successo lo scorso luglio nell’ambito del 39. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale. Ed è stato anche ospite del prestigioso Festival Grec di Barcellona

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine Teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque Teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!"
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco



mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica
dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi (Beckett in Aspettando Godot, Cechov ne Il giardino dei ciliegi, Verdi nel Falstaff) non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto? Cioè che non si leggesse il segno della mia mano. E torniamo al punto di partenza, la miglior regia che potrei mai fare è accompagnare il pubblico attraverso il testo e i personaggi dentro al respiro di Carlo Goldoni".


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Famiglia Antiquario

13/12/2007

ore 20:45

LA FAMIGLIA DELL’ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Verdi

Padova (PD)
 

Già spettacolo di apertura della Stagione di Prosa 2007-2008 del Teatro Goldoni di Venezia, La famiglia dell’antiquario di Carlo Goldoni, sarà al Teatro Verdi di Padova dall'11 al 16 dicembre 2007. Lo spettacolo, con la regia di Lluís Pasqual che vede tra gli attori Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea e Anita Bartolucci, è prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione Veneto. Le scene sono di Ezio Frigerio, i costumi di Franca Squarciapino, le musiche di Antonio Di Pofi.

Lo spettacolo ha debuttato con grande successo lo scorso luglio nell’ambito del 39. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale. Ed è stato anche ospite del prestigioso Festival Grec di Barcellona

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine Teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque Teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!"
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica
dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi (Beckett in Aspettando Godot, Cechov ne Il giardino dei ciliegi, Verdi nel Falstaff) non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto? Cioè che non si leggesse il segno della mia mano. E torniamo al punto di partenza, la miglior regia che potrei mai fare è accompagnare il pubblico attraverso il testo e i personaggi dentro al respiro di Carlo Goldoni".


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14/12/2007

ore 20:45

LA FAMIGLIA DELL’ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Verdi

Padova (PD)
 

Già spettacolo di apertura della Stagione di Prosa 2007-2008 del Teatro Goldoni di Venezia, La famiglia dell’antiquario di Carlo Goldoni, sarà al Teatro Verdi di Padova dall'11 al 16 dicembre 2007. Lo spettacolo, con la regia di Lluís Pasqual che vede tra gli attori Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea e Anita Bartolucci, è prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione Veneto. Le scene sono di Ezio Frigerio, i costumi di Franca Squarciapino, le musiche di Antonio Di Pofi.

Lo spettacolo ha debuttato con grande successo lo scorso luglio nell’ambito del 39. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale. Ed è stato anche ospite del prestigioso Festival Grec di Barcellona

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine Teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque Teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!"
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica
dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi (Beckett in Aspettando Godot, Cechov ne Il giardino dei ciliegi, Verdi nel Falstaff) non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto? Cioè che non si leggesse il segno della mia mano. E torniamo al punto di partenza, la miglior regia che potrei mai fare è accompagnare il pubblico attraverso il testo e i personaggi dentro al respiro di Carlo Goldoni".


Prevendite on-line www.teatrostabileveneto.it

Famiglia Antiquario

15/12/2007

ore 20:45

LA FAMIGLIA DELL’ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Verdi

Padova (PD)
 

Già spettacolo di apertura della Stagione di Prosa 2007-2008 del Teatro Goldoni di Venezia, La famiglia dell’antiquario di Carlo Goldoni, sarà al Teatro Verdi di Padova dall'11 al 16 dicembre 2007. Lo spettacolo, con la regia di Lluís Pasqual che vede tra gli attori Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea e Anita Bartolucci, è prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione Veneto. Le scene sono di Ezio Frigerio, i costumi di Franca Squarciapino, le musiche di Antonio Di Pofi.

Lo spettacolo ha debuttato con grande successo lo scorso luglio nell’ambito del 39. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale. Ed è stato anche ospite del prestigioso Festival Grec di Barcellona

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine Teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque Teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!"
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica
dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi (Beckett in Aspettando Godot, Cechov ne Il giardino dei ciliegi, Verdi nel Falstaff) non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto? Cioè che non si leggesse il segno della mia mano. E torniamo al punto di partenza, la miglior regia che potrei mai fare è accompagnare il pubblico attraverso il testo e i personaggi dentro al respiro di Carlo Goldoni".


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Famiglia Antiquario

16/12/2007

ore 20:45

LA FAMIGLIA DELL’ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Verdi

Padova (PD)
 

Già spettacolo di apertura della Stagione di Prosa 2007-2008 del Teatro Goldoni di Venezia, La famiglia dell’antiquario di Carlo Goldoni, sarà al Teatro Verdi di Padova dall'11 al 16 dicembre 2007. Lo spettacolo, con la regia di Lluís Pasqual che vede tra gli attori Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea e Anita Bartolucci, è prodotto, nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Genova, con il sostegno de La Biennale di Venezia e in collaborazione con la Regione Veneto. Le scene sono di Ezio Frigerio, i costumi di Franca Squarciapino, le musiche di Antonio Di Pofi.

Lo spettacolo ha debuttato con grande successo lo scorso luglio nell’ambito del 39. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale. Ed è stato anche ospite del prestigioso Festival Grec di Barcellona

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluís Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale. "Il termine Teatro di regia - osserva Pasqual - esiste solo in Italia, per me il teatro è sempre e comunque Teatro degli attori. Goldoni scrive per una compagnia di attori ed io non ho voluto snaturarne le intenzioni: sta tutto scritto nel testo. Le sue note di regia sono come uno spartito dei sentimenti. Assolutamente mozartiano, solare e positivo il testo è animato da personaggi che hanno una gran voglia di vivere. Io mi sforzo di cogliere, nello spirito e nelle movenze dei personaggi, il respiro di Goldoni e questo 'mettersi dentro al respiro dell’autore' ha le stesse modalità sia per un testo teatrale che per uno spartito musicale: quello che in musica è l’attacco in teatro sono gli ingressi. In questo spettacolo ci sono trecentodiciassette tra ingressi e uscite che bisogna concertare!"
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.

Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale. Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica
dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. Momenti di cambiamento epocale che Goldoni affronta con mano leggera perché, come sottolinea ancora Lluìs Pasqual, "... i grandi (Beckett in Aspettando Godot, Cechov ne Il giardino dei ciliegi, Verdi nel Falstaff) non sono mai solenni, né pedanti. Loro sanno della leggerezza della vita e la spiegano con un sorriso lieve, non teso come può essere una risata. Dietro al teatro di Goldoni c’è un lavoro di ricamo di cui non si deve vedere la difficoltà. In fondo per me la più grande soddisfazione sarebbe che qualcuno alla fine mi chiedesse: ma tu che cosa hai fatto? Cioè che non si leggesse il segno della mia mano. E torniamo al punto di partenza, la miglior regia che potrei mai fare è accompagnare il pubblico attraverso il testo e i personaggi dentro al respiro di Carlo Goldoni".


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07/11/2007

ore 20:30

LA TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA

di Carlo Goldoni

Teatro di Mirano

Mirano (VE)
 

Dopo aver catturato il pubblico dei cinema con “La ragazza del lago”, Toni Servillo porta al Teatro Piccolo di Milano “La trilogia della villeggiatura” di Carlo Goldoni.
Che interpreti il furbo servo Dubois di Marivaux o il geloso Peppino di Eduardo, o, al cinema, l’indimenticabile Titta Di Girolamo delle “Conseguenze dell’amore”, Toni Servillo è un artista che imprime ad ogni interpretazione e regia un tocco inconfondibile.

Oggi, per la prima volta prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, sceglie di lavorare su Carlo Goldoni e su un testo affascinante e compiuto come “La Trilogia della villeggiatura”. Tre commedie, una sorta di “miniserie del Settecento”, per raccontare la triste educazione sentimentale di quattro giovani, Vittoria, Giacinta, Leonardo e Guglielmo, colti nel momento dei folli preparativi per le vacanze, poi nel turbinio di vicende che li travolge sul luogo della villeggiatura, infine nell’ora del ritorno in città.

«I personaggi principali di queste tre rappresentazioni - scriveva Goldoni nella nota dell’Autore a chi legge – sono di quell’ordine di persone che ho voluto prendere di mira; cioè di un rango civile, non nobile e non ricco, poiché i nobili e i ricchi sono autorizzati dal grado e dalla fortuna a fare qualcosa di più degli altri. L’ambizione de’ piccoli vuol figurare coi grandi, e questo è il ridicolo che io ho cercato di porre in veduta, per correggerlo, se fia possibile».

Tanto Goldoni quanto Eduardo pongono al centro della propria esperienza teatrale l’indagine spietata dell’uomo medio italiano, le cui manchevolezze e miserie costituiscono il tessuto di una classe da sempre latitante nel nostro paese, la borghesia. La Trilogia racconta una vacanza dalla vita che si rivela essere nient’altro che il contenitore di tutto l’orrore, le noie e le isterie della vita stessa. Ma racconta anche qualcosa di più terribilmente contemporaneo: il desiderio di esserci piuttosto che di essere. Il risultato finale è una malinconia infinita, perché ciascuno si ritrova davanti a una parete grigia e dietro quella parete grigia c’è un inesorabile temporale.

Teatro Grassi
dal 7 novembre 2007 al 9 dicembre 2007

Trilogia della villeggiatura
di Carlo Goldoni
regia Toni Servillo
scene Carlo Sala, costumi Ortensia De Francesco
luci Pasquale Mari, suono Daghi Rondanini, aiuto regia Costanza Boccardi
con (in ordine di apparizione) Andrea Renzi, Francesco Paglino, Rocco Giordano, Eva Cambiale, Salvatore Cantalupo, Toni Servillo, Tommaso Ragno, Paolo Graziosi, Anna Della Rosa, Chiara Baffi, Gigio Morra, Betti Pedrazzi, Giulia Pica, Marco D'Amore, Mariella Lo Sardo

Una coproduzione Piccolo Teatro di Milano, Teatri Uniti

Platea:
Intero, Euro 31,00
Ridotto card Gio/Anz, Euro 19,00
Balconata:
Intero, Euro 24,50
Ridotto card Gio/Anz, Euro 16,00

15/01/2008

ore 20:45

LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Nuovo

Verona (VR)
 

Teatro Stabile del Veneto - Teatro Stabile di Genova
con il sostegno de La Biennale di Venezia
in collaborazione con la Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni
Eros Pagni
LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO
di Carlo Goldoni
regia di Llouis Pasqual

regia Lluís Pasqual, scene Ezio Frigerio, costumi Franca Squarciapino, musiche Antonio Di Pofi
con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Enzo Turrin, Paolo Serra

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.
Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.
Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

informazioni: Comune di Verona, tel. 0458077201
e-mail spettacolo@comune.verona.it

16/01/2008

ore 20:45

LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Nuovo

Verona (VR)
 

Teatro Stabile del Veneto - Teatro Stabile di Genova
con il sostegno de La Biennale di Venezia
in collaborazione con la Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni
Eros Pagni
LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO
di Carlo Goldoni
regia di Llouis Pasqual

regia Lluís Pasqual, scene Ezio Frigerio, costumi Franca Squarciapino, musiche Antonio Di Pofi
con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Enzo Turrin, Paolo Serra

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.
Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.
Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

dal comunicato stampa dell'evento
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e-mail spettacolo@comune.verona.it

17/01/2008

ore 20:45

LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Nuovo

Verona (VR)
 

Teatro Stabile del Veneto - Teatro Stabile di Genova
con il sostegno de La Biennale di Venezia
in collaborazione con la Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni
Eros Pagni
LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO
di Carlo Goldoni
regia di Llouis Pasqual

regia Lluís Pasqual, scene Ezio Frigerio, costumi Franca Squarciapino, musiche Antonio Di Pofi
con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Enzo Turrin, Paolo Serra

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.
Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.
Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

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18/01/2008

ore 20:45

LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Nuovo

Verona (VR)
 

Teatro Stabile del Veneto - Teatro Stabile di Genova
con il sostegno de La Biennale di Venezia
in collaborazione con la Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni
Eros Pagni
LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO
di Carlo Goldoni
regia di Llouis Pasqual

regia Lluís Pasqual, scene Ezio Frigerio, costumi Franca Squarciapino, musiche Antonio Di Pofi
con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Enzo Turrin, Paolo Serra

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.
Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.
Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

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e-mail spettacolo@comune.verona.it

19/01/2008

ore 20:45

LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Nuovo

Verona (VR)
 

Teatro Stabile del Veneto - Teatro Stabile di Genova
con il sostegno de La Biennale di Venezia
in collaborazione con la Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni
Eros Pagni
LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO
di Carlo Goldoni
regia di Llouis Pasqual

regia Lluís Pasqual, scene Ezio Frigerio, costumi Franca Squarciapino, musiche Antonio Di Pofi
con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Enzo Turrin, Paolo Serra

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.
Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.
Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

dal comunicato stampa dell'evento
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informazioni: Comune di Verona, tel. 0458077201
e-mail spettacolo@comune.verona.it

20/01/2008

ore 16:00

LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO

di Carlo Goldoni

Teatro Nuovo

Verona (VR)
 

Teatro Stabile del Veneto - Teatro Stabile di Genova
con il sostegno de La Biennale di Venezia
in collaborazione con la Regione Veneto nell’ambito delle celebrazioni del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni
Eros Pagni
LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO
di Carlo Goldoni
regia di Llouis Pasqual

regia Lluís Pasqual, scene Ezio Frigerio, costumi Franca Squarciapino, musiche Antonio Di Pofi
con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci, Enzo Turrin, Paolo Serra

Fra i maggiori registi europei, il catalano Lluis Pasqual aveva affrontato Goldoni in una indimenticabile messinscena, Una delle ultime sere di carnovale, realizzata nel 1985. Ma non aveva ancora affrontato il commediografo veneziano, autore amato e frequentato, nella sua lingua originale.
Cresciuto alla scuola di Giorgio Strehler, poi fondatore di uno dei teatri più sperimentali di Barcellona, il Teatro Llure, quindi direttore del Teatro Odéon-Teatro d’Europa e del Settore Teatro della Biennale di Venezia (1995), Pasqual è regista ugualmente sensibile alla drammaturgia contemporanea – da García Lorca a Koltès – come ai testi della tradizione, soprattutto settecentesca.
Rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1750, La famiglia dell’antiquario è la sesta delle sedici commedie che Goldoni progettò e realizzò in un solo anno, dopo il successo della Vedova scaltra che avviava la sua famosa riforma teatrale.
Ad inquietare la famiglia del conte Anselmo, affetto da smania collezionistica frutto della sua vana erudizione, sono il mai sopito contrasto generazionale tra suocera e nuora - la contessa Isabella e Doralice, figlia del ricco mercante Pantalone – che incarna il ben più ampio scontro sociale e morale tra due mondi in opposizione, tra il lignaggio e la tradizione da una parte e la nuova intraprendenza economica dall’altra. La famiglia dell’antiquario è così l’affresco del lento e crepuscolare declinare di una intera classe nobiliare, di cui si percepisce tutta l’inanità, a fronte dell’impetuoso avanzare di una classe borghese, forte della sua produttività imprenditoriale. E fu forse questo senso di una crisi imminente che serpeggia nel testo a impedire ai suoi tempi quel successo di cui tante commedie goldoniane avevano goduto.
Un protagonista d’eccezione, Eros Pagni, considerato uno dei maggiori attori italiani, che recentemente ha trionfato con Sior Todaro brontolon, torna allo scrittore veneto con un Pantalone che promette di rimanere indimenticabile. Completano il cast dello spettacolo una squadra di validissimi attori - Virgilio Zernitz, Anita Bartolucci, Gaia Aprea, Enzo Turrin, Paolo Serra -, lo scenografo Ezio Frigerio e la costumista Franca Squarciapino.
La famiglia dell’antiquario nasce dalla rinnovata collaborazione tra due teatri – il Teatro Stabile del Veneto e il Teatro Stabile di Genova - intrinsecamente legati alla drammaturgia goldoniana, per naturale vocazione il primo, e per aver contribuito in modo essenziale alla riscoperta del grande scrittore veneziano il secondo.

dal comunicato stampa dell'evento
disponibile su www.labiennale.org

informazioni: Comune di Verona, tel. 0458077201
e-mail spettacolo@comune.verona.it

18/03/2008

ore 10:30

LA BARCA DEI COMICI

di Stefano de Luca, da un episodio dei “Mémoires” di Carlo Goldoni

Teatro Eden

Treviso (TV)
 

Piccolo Teatro di Milano Teatro d'Europa
Teatro Gioco Vita Teatro Stabile di Innovazione
LA BARCA DEI COMICI
di Stefano de Luca, da un episodio dei “Mémoires” di Carlo Goldoni
regia di Stefano de Luca

Dagli appunti di regia:
Cos’è la barca dei comici?
La Barca dei comici è lo spazio magico del teatro.
La Barca dei comici è il nostro tappeto 7 metri per 7.
Il luogo dove tutto è possibile.
Nient'altro.
E’ l’incontro con la dimensione ludica dell’esistenza attraverso la comunicazione teatrale.
O il suo ritrovamento.
E’ la scoperta della complessità del mondo.
E le Memorie di Carlo Goldoni?
Il copione di una vita.

da www.stefanodeluca.it

Teatro Eden, Tel. 0422 513310

08/04/2008

ore 20:45

ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale

Treviso (TV)
 

Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa
ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI
di Carlo Goldoni
regia di Giorgio Strehler

Il Trecentesimo goldoniano non poteva prescindere da Arlecchino. Per raccontare il suo spettacolo Strehler parlava di “memoria vivente”, a illustrare quel continuo lavoro di revisione di una storia in eterna, inarrestabile evoluzione.
Dopo la lunga tournée statunitense del 2005, i successi in Cina nel maggio 2006, e un secondo viaggio, ancora in terra d’Oriente, lo scorso autunno, il più celebre degli spettacoli goldoniani di Strehler sarà per un mese al Teatro Grassi.
L’ultima recita cade nel Sessantesimo della fondazione del Piccolo, il 14 maggio, e tutte le repliche di quel mese saranno una vera e propria edizione speciale dello spettacolo in cui l'intera compagnia, recuperando a pieno la tradizione, la maestria attorale e lo spirito festoso tipici della Commedia dell'Arte, si alternerà nei vari ruoli.
Un Arlecchino di celebrazioni e record, e tra questi vi è anche il “mitico” Ferruccio Soleri, da quarantaquattro anni Arlecchino, oggi autore della ripresa dello spettacolo che nel prossimo settembre vivrà anche una serata d'onore al Teatro alla Scala.

Da www.piccoloteatro.org

Teatro Comunale, Tel. 0422 540480

09/04/2008

ore 20:45

ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale

Treviso (TV)
 

Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa
ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI
di Carlo Goldoni
regia di Giorgio Strehler

Il Trecentesimo goldoniano non poteva prescindere da Arlecchino. Per raccontare il suo spettacolo Strehler parlava di “memoria vivente”, a illustrare quel continuo lavoro di revisione di una storia in eterna, inarrestabile evoluzione.
Dopo la lunga tournée statunitense del 2005, i successi in Cina nel maggio 2006, e un secondo viaggio, ancora in terra d’Oriente, lo scorso autunno, il più celebre degli spettacoli goldoniani di Strehler sarà per un mese al Teatro Grassi.
L’ultima recita cade nel Sessantesimo della fondazione del Piccolo, il 14 maggio, e tutte le repliche di quel mese saranno una vera e propria edizione speciale dello spettacolo in cui l'intera compagnia, recuperando a pieno la tradizione, la maestria attorale e lo spirito festoso tipici della Commedia dell'Arte, si alternerà nei vari ruoli.
Un Arlecchino di celebrazioni e record, e tra questi vi è anche il “mitico” Ferruccio Soleri, da quarantaquattro anni Arlecchino, oggi autore della ripresa dello spettacolo che nel prossimo settembre vivrà anche una serata d'onore al Teatro alla Scala.

Da www.piccoloteatro.org

Teatro Comunale, Tel. 0422 540480

10/04/2008

ore 20:45

ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale

Treviso (TV)
 

Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa
ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI
di Carlo Goldoni
regia di Giorgio Strehler

Il Trecentesimo goldoniano non poteva prescindere da Arlecchino. Per raccontare il suo spettacolo Strehler parlava di “memoria vivente”, a illustrare quel continuo lavoro di revisione di una storia in eterna, inarrestabile evoluzione.
Dopo la lunga tournée statunitense del 2005, i successi in Cina nel maggio 2006, e un secondo viaggio, ancora in terra d’Oriente, lo scorso autunno, il più celebre degli spettacoli goldoniani di Strehler sarà per un mese al Teatro Grassi.
L’ultima recita cade nel Sessantesimo della fondazione del Piccolo, il 14 maggio, e tutte le repliche di quel mese saranno una vera e propria edizione speciale dello spettacolo in cui l'intera compagnia, recuperando a pieno la tradizione, la maestria attorale e lo spirito festoso tipici della Commedia dell'Arte, si alternerà nei vari ruoli.
Un Arlecchino di celebrazioni e record, e tra questi vi è anche il “mitico” Ferruccio Soleri, da quarantaquattro anni Arlecchino, oggi autore della ripresa dello spettacolo che nel prossimo settembre vivrà anche una serata d'onore al Teatro alla Scala.

Da www.piccoloteatro.org

Teatro Comunale, Tel. 0422 540480

10/04/2008

ore 10:30

ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI

di Carlo Goldoni

Teatro Comunale

Treviso (TV)
 

Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa
ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI
di Carlo Goldoni
regia di Giorgio Strehler

Il Trecentesimo goldoniano non poteva prescindere da Arlecchino. Per raccontare il suo spettacolo Strehler parlava di “memoria vivente”, a illustrare quel continuo lavoro di revisione di una storia in eterna, inarrestabile evoluzione.
Dopo la lunga tournée statunitense del 2005, i successi in Cina nel maggio 2006, e un secondo viaggio, ancora in terra d’Oriente, lo scorso autunno, il più celebre degli spettacoli goldoniani di Strehler sarà per un mese al Teatro Grassi.
L’ultima recita cade nel Sessantesimo della fondazione del Piccolo, il 14 maggio, e tutte le repliche di quel mese saranno una vera e propria edizione speciale dello spettacolo in cui l'intera compagnia, recuperando a pieno la tradizione, la maestria attorale e lo spirito festoso tipici della Commedia dell'Arte, si alternerà nei vari ruoli.
Un Arlecchino di celebrazioni e record, e tra questi vi è anche il “mitico” Ferruccio Soleri, da quarantaquattro anni Arlecchino, oggi autore della ripresa dello spettacolo che nel prossimo settembre vivrà anche una serata d'onore al Teatro alla Scala.

Da www.piccoloteatro.org

Teatro Comunale, Tel. 0422 540480